Il giardino interiore

La necessità di tener libera la mente

Oggi siamo abituati a lavarci i denti tutti i giorni, farci la doccia, lavarci i capelli, ecc. E quando lo facciamo ci sentiamo meglio, ci fa star bene con noi stessi e ci fa sentire anche a nostro agio quando incontriamo gli altri.
Definiamo anzi “sporca” una persona sgradevole, che non si lava, che puzza! E cerchiamo di evitarla!
Ma cosa succede se ci consideriamo un corpo non solo fisico, ma più vasto? Un corpo che contiene anche pensieri ed emozioni? Che qualità avranno i miei pensieri e le mie emozioni? E saranno percepibili dagli altri?
Sicuramente, chi più e chi meno, percepisce lo stato d’animo e la confusione o la chiarezza mentale degli altri. E, diciamolo senza falsi moralismi, nel caso della sporcizia chi è più pulito si tiene un po’ in disparte da chi puzza. Ma anche chi ha una emozione leggera, felice non ama la compagnia di chi lo deprime. E allo stesso modo chi è mentalmente chiaro prova disagio se deve discutere con un confusionario.

Quindi lo stato “interiore” di una persona, anche se in modo grossolano, viene facilmente percepito dagli altri. Anzi si viene spesso, in un certo senso, “sporcati” dall’interazione con gli altri. Infatti ognuno di noi non vive in una boccia di vetro come un pesce, ma è in continua interazione con il prossimo.

E anche ovvio che più si è confusionari, più problemi che non riusciremo a risolvere ci si presenteranno, quando non saremo proprio noi a crearli. Più si è abbattuti, depressi, scocciati, arrabbiati, insoddisfatti, più gli altri si allontaneranno rendendo più difficile risolvere le cose e più infelice la nostra vita, che, ripetiamo, è strettamente connessa con quella delle altre persone.

Raramente, infatti, riusciamo a rimanere felici se tutti intorno a noi sono angosciati. Quindi c’è una grande connessione tra di noi e chi ci circonda. Non dobbiamo dimenticare che viviamo cercando di essere il più possibile felici e se questo non avviene avremo ben presto un tal senso di frustrazione che non basterà prenderci una vacanza o cazzeggiare con gli amici per risollevarci.

Ed allora perché non dedichiamo un po’ di tempo a “ripulire” la nostra mente e la nostra emotività?

Se potessimo “smontare” le emozioni negative e ordinare e correggere i nostri pensieri ci sentiremmo sicuramente molto, ma molto meglio. E, se lo facessimo tutti i giorni, i nostri amici se ne accorgerebbero e saremmo sicuramente più graditi e benvoluti che mai.

Ma in questa società non ci insegnano molto a riguardo e vediamo così come l’umanità va a rotoli non riuscendo più a mantenere le relazioni, a fare una discussione serena, ad organizzare qualcosa di chiaro e positivo, sia a livello personale che sociale e politico.

La responsabilità di tutto ciò è in gran parte della confusione di oggetti e fatti esteriori che invadono e confondono la nostra interiorità in un mondo che non è più tanto semplice e che non ci lascia il tempo per metabolizzare i contenuti, chiedendoci di correre in una gara forsennata contro il tempo… un tempo che non ci basta più!
Quello che ci manca è la conoscenza dei meccanismi della mente e sul suo uso armonico al fine di essere sereni e felici anche quando le cose esterne non sono perfette.

Prendiamo, per fare un esempio, quel che avviene quando un qualche fatto vi fa letteralmente infuriare. Fermo restando che, in certi casi, l’arrabbiatura è legittima, ci si deve porre la domanda se sia o meno “efficace” per cambiare le cose. Se si ha il controllo delle proprie emozioni si riesce, infatti, a evitare l’insorgere della rabbia o a farla sbollire rapidamente, se questa non è utile alla risoluzione del problema (e quasi sempre non lo è perché chi è arrabbiato perde di lucidità).

C’è chi dice che essere aggressivi risolve le cose, ma questo può esser vero in pochissimi casi, mentre quasi sempre, anche se in un primo momento sembra efficace, a lungo andare finisce per avere effetti negativi.

Ma quel che è peggio è che una volta arrabbiato, la gran parte delle persone resta tale per giornate intere rendendo difficile la convivenza ai cari che magari colpa non hanno. O addirittura creando altri problemi con altre persone in una escalation parossistica negativa.

È questo che volete vivere? È così che vi piace essere? È questo che volete fare agli altri?

Probabilmente no. Ma spesso si è intrappolati in un meccanismo mentale/emotivo che non si riesce a sbloccare. Ed allora si fa la cosa peggiore che si possa fare: si finisce per giustificarsi dicendosi che si è “fatti così”,identificandosi con il problema e via via affezionandosi sempre più a questo modo di essere credendo ingenuamente che questo ci qualifica, ci distingue e che in definitiva è bello perché è mio… ogni scarrafone è bello a’ mamma soia!

Si dovrebbe, invece, rigettare queste emozioni come un veleno ingurgitato per sbaglio che rischia di farci ammalare seriamente. E si dovrebbe farlo al più presto, prima che inquini dappertutto.
Bisogna immaginare il nostro mondo interiore come se fosse il nostro giardino, con tanti bellissimi fiori che sono le nostre emozioni, ordinato e ben tenuto come la nostra mente.
E, quando arrivano queste emozioni negative non lasciarle straripare e invadere tutto, ma raccoglierle in un sacchetto, come con l’immondizia, che viene posto in un angolo per un attimino prima di essere buttato via.

E quando si incontra una persona con un “giardino” così bello, diventa un piacere visitarlo e anche regalargli qualche bella pianta con dei bei fiori.

© Emanuele Russo

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