Come funziona il pensiero

Come avrete oramai capito non affronteremo il tema dal punto di vista astratto, né dal punto di vista strettamente fisico (sinapsi, ecc.), ma da un nuovo punto di vista che integra un po’ il tutto e percorreremo la discussione attraverso esempi ed esercizi che si possono verificare in proprio.

Attraverso le esperienze meditative, si arriva infatti a concepire il nostro corpo come qualcosa di più del semplice veicolo fisico che percepisce e ci permette di agire nel mondo.

Ad esempio, chiudendo gli occhi diventa facile diventare piccolissimi e mettersi a vagare dentro il corpo. A volte questo procedimento viene stimolato, in chi medita, da piccoli dolori o tensioni che sono localizzate in una zona particolare del fisico. Così, nel tentativo di alleviarli, si finisce con il concentrarsi su di queste zone scoprendo in seguito alcune caratteristiche della coscienza.

Espansione e concentrazione della coscienza

  • Una di queste caratteristiche è che la coscienza allenata può espandersi o ridursi a piacimento, concentrandosi su di un punto o abbracciando insiemi più o meno grandi, o anche che è possibile espandere la consapevolezza al corpo intero, come anche oltre i suoi confini. Questo fenomeno già avviene automaticamente in certe condizioni, ma acquisire la capacità di maneggiarlo a piacimento ci libera notevolmente.Considerate, per esempio, quando vi è capitato di provare un fortissimo dolore acuto. La coscienza in quel caso viene attirata e concentrata nella zona dolorante e, non riuscendo a liberarsi facilmente, vi ha fatto sentire il dolore in tutta la sua intensità.Per alleviare il dolore esiste una semplice pratica che è quella di spostare l’attenzione in un punto diverso. Il dolore rimarrà meno al centro dell’attenzione sparendo completamente se questa è completamente spostata. È una tecnica semplicissima che le mamme applicano continuamente con i loro bambini, ed è indice di un sapiente e naturale utilizzo della mente.Un altro esempio è quando avete una bella sensazione fisica o quando qualcuno vi guarda con una certa ammirazione. In questo caso la consapevolezza di voi stessi si espande a tutto il corpo includendo anche le zone che normalmente non sono al centro del campo dell’attenzione principale.L’attenzione, infatti, funziona un po’ come la messa a fuoco di una macchina fotografica. Se fate uno zoom, esistono delle zone che potete vedere dettagliate e nitide mentre tutto intorno è sfocato o fuori dall’immagine. Al contrario se mettete a fuoco “all’infinito” potete vedere tutto l’insieme, ma si perdono i particolari.

    Quando vi concentrare su di un oggetto od una persona, in questo caso la consapevolezza, o una parte di essa, si sposta al di fuori del corpo. Ci sono persone che quando sono concentrate su qualcosa o su qualcuno sono, infatti, completamente dimentiche di se stessi.

    Vi sarà forse anche capitato di salire su di un palcoscenico o di partecipare a qualche gara sportiva in uno stadio con il pubblico che vi osserva oppure semplicemente di osservare con ammirazione un bel paesaggio in cui vi trovate. In questi casi la vostra consapevolezza si espande all’ambiente intorno nella sua interezza, comprendendo o meno anche il vostro corpo.

Questi fatti sono noti. Quel che non si considera normalmente è che non si tratta soltanto di fenomeni astratti. Si tratta di flussi di coscienza cioè di una forma di energia o sostanza che noi muoviamo fisicamente. Non bisogna, però, pensare a spostamenti di atomi, ma a flussi di particelle piccolissime di dimensioni subatomiche.

Di questa energia se ne è parlato continuamente chiamandola in un modo o nell’altro. Si è anche cercato di misurarla in vari modi con più o meno successo.

[Vedi ad esempio gli esperimenti e le dimostrazioni sui Campi Torsionali dello scienziato russo dr. N.A. Kozyrev]

Quel che a noi interessa è capire come funziona, cosa implica il suo modo di agire e come possiamo utilizzarla nel modo migliore.
Abbiamo quindi detto che questa energia si può concentrare o espandere e anche che si può dirigere persino fuori dal corpo. Dobbiamo quindi legarla a concetti come l’attenzione, la presenza mentale, il flusso del pensiero, la coscienza, ecc..

Si tratta quindi di traslare su di un piano fisico, anche se sottile, il significato di queste espressioni.

Possiamo allora capire come una attenzione diffusa e non concentrata in un’unica direzione disperdi l’energia togliendole gran parte della sua efficacia. È come cercare di arrivare da qualche parte andando però contemporaneamente in direzioni distinte con le varie parti del corpo. Si finisce per muoversi a casaccio senza prendere con decisione la direzione voluta.

Essere distratti, pensare a molte cose nello stesso tempo, avere molti dubbi, porta in effetti ad un utilizzo poco efficace dell’energia mentale.

Ed oggi non è così per tutti noi? Chi riesce a godersi un periodo di completo silenzio mentale che non sia relegato nello spazio di 3 secondi?

Provateci. Fate silenzio mentale per 20 secondi se ci riuscite, cioè cercate di non pensare a nulla per 20 secondi di seguito. Riuscirete a fare silenzio solo per qualche secondo. Scoprirete così che la vostra energia mentale è completamente dispersa e incontrollabile.

Vi renderete quindi conto perché la maggior parte della gente non potendo ottenere quei risultati quasi “magici” di un pensiero concentrato ed intenzionalmente ben guidato, relega queste esperienze alla fantasia o ai cosiddetti poteri innati.

E’ vero, invece, esattamente il contrario. Chiunque inizia a fare un po’ di meditazione, imparando infatti a controllare la mente, finisce per sperimentare direttamente e quindi a “credere” a questo mondo di esperienze “magiche”.

Molti pensieri, retropensieri, intenzioni nascoste o inconsce, distrazione, fissità su alcuni temi che distraggono quando si dovrebbe pensare ad altro, tutto questo ed altro ancora ci porta lontano dal maneggiare bene la nostra energia mentale.

E’ quindi necessaria una fase di purificazione mentale per poter liberare la mente e prenderne finalmente il controllo. Ma di questo ne parleremo più avanti.

Flussi arminici e disarmonici

Consideriamo adesso che questi flussi di pensiero possono essere armonici o disarmonici.
Infatti un pensiero leggiadro, libero, piacevole crea un flusso di particelle con caratteristiche simili. Di contro, un pensiero teso, ripetitivo, ingombrante, contraddittorio connesso con emozioni negative, crea un flusso di particelle che, seguendo lo stesso procedimento del pensiero, si contraggono su se stesse e presto finiscono per confluire in grumi, vortici che non portano da nessuna parte.

Queste zone della sostanza mentale con queste caratteristiche vengono comunemente chiamate “energia negativa”.

Torna a 3. Cos’è il pensiero

Vai a 5. Immagini Mentali

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