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Solitamente quando si parla di mente si intende qualcosa di astratto oppure il cervello fisico vero e proprio.

Considerandola invece come energia la possiamo pensare come se fosse un fluido molto sottile, un qualcosa di duttile che si colloca all’incirca dove si trova il nostro corpo, ecc.

Secondo le tradizioni orientali nella Grande Mente di cui tutti facciamo parte si formano delle individualità che poi ad un certo punto si incarnano. Queste menti per definizione più limitate finiscono per credere di essere isolate dal resto della Grande Mente quando il principio egoico prende il sopravvento. Questo avviene nell’arco di molte vite, ma con un ciclo ridotto anche nell’arco di una sola vita; prima del parto si è ancora coscienti della dimensione astrale oltre che di quella fisica in cui ci si sta inoltrando e poi quando si nasce si viene limitati dai sensi fisici e pian piano ci si riduce a percepire soltanto questi mentre ci si individua sempre più soltanto nel corpo per la necessità di controllarlo. Ecc..

Facendo un passo indietro, andiamo a vedere come si è sviluppato il corpo fisico che oggi possediamo secondo un approccio che fonde e supera la visione creazionista e quella darwiniana.

Anzitutto notiamo come una mente descritta come abbiamo fatto, cioè un insieme di particelle unite in una sorta di fluido supersottile, non è statica, ma dinamica e omnidirezionale e si espande nelle varie direzioni a seconda della propria intenzione spingendo inoltre altre sostanze, sempre sottili, ma addirittura in certi casi anche le sostanze definite fisiche sempre che sia notevolmente concentrata.

Una prova di ciò può ottenersi grazie a semplici esercizi, come si fa ad esempi nelle arti marziali energetiche, Tai Chi Chuan, Aikido, ecc. dove senza utilizzare nessuna forza fisica i Maestri riescono a spostare notevolmente e “magicamente” gli opponenti. Il “trucco” è la semplice concentrazione dell’energia mentale coordinata tutta in una unica direzione compreso quella più densa che è nella struttura fisica. E’ facile, ma per ottenerlo ci vogliono molti anni di pratica perché noi siamo invece troppo “distratti”, non concentrati e non conosciamo la nostra vera struttura multidimensionale.

Ma senza arrivare a questi casi eccezionali, abbiamo sicuramente sperimentato noi stessi che in certe condizioni mentali particolari (una idea chiara e armonica, nessuna tensione né aspettativa, nessun dubbio, ecc.) possiamo ottenere “magicamente” certi risultati che poi, siccome non conosciamo come fare per riprodurre la condizione mentale, li releghiamo nel campo delle “coincidenze” e ce ne dimentichiamo.

C’è invece chi studia queste tecniche e riesce ad ottenere molte più “coincidenze” ...che coincidenze non sono! Comunque quel che a noi interessa in questa sede è intendere che la mente è fluida e che il campo dell’attenzione è il luogo dove essa si sposta.

Sappiamo inoltre che gli organismi più semplici conosciuti sono degli invertebrati trovati nell’oceano pacifico che hanno un corpo trasparente con una specie di spina dorsale bianca luminosa. Esattamente come gli Yogi ci dicono che tutto nasce e si sviluppa a partire dalla sushumna il canale luminoso che si trova all’interno della spina dorsale. In essa viaggia, in una dimensione molto sottile, la parte più elevata della mente che poi si riproduce su piani sempre più densi attraverso varie forme pensiero fino a costruire il corpo fisico dopo averne costruito altri ai livelli sottili.

E’ quindi plausibile immaginare una coscienza che cerca di interagire sui piani più densi proiettando la mente nella direzione dell’azione e creando immagini di organi funzionali al sostentamento di un corpo “pesante”, creando occhi, branchie, pinne, vertebre, ali, gambe e braccia in un crescendo di tentativi secondo un percorso non sempre lineare, ma seguendo più linee parallele alla ricerca di una forma atta a perseguire una grande libertà di azione sul piano fisico anche se con gli ovvi compromessi strutturali dovuti alla ristrettezza delle leggi fisiche.

In una visione come questa è anche facile immaginare come possano essere stati creati esseri mitici poi “ritirati dal mercato” perché inadatti (angeli, draghi, ecc..) o formati nei soli livelli più sottili e quindi percepibili da alcuni con la mente e poi raccontati agli altri.

Se noi consideriamo infatti il continuum energetico (i quanti, la materia oscura, ecc) come un continuum mentale multidimensionale dobbiamo immaginarlo pieno di concetti espressi sotto forma di immagini. Possiamo immaginare la Mente come una produzione continua di luoghi, avvenimenti, esseri, ecc. che si sviluppa nelle direzioni più svariate progredendo da un probabile punto iniziale di consapevolezza verso tutte le direzioni.

In questo processo quando si nasce in un corpo così limitato come quello fisico, la mente individualizzata finisce per perdere la consapevolezza e credere di essere quel corpo e limitare se stessa ai suoi confini. Così nasce l’ego facendo un errore di valutazione e dando inizio alla mancanza di consapevolezza e cioè all’ignoranza in particolare di essere parte integrante della grande Mente e dando inizio ad una azione centripeta dell’energia per attirare sempre più a se nella convinzione errata che così facendo possa “crescere”.

Quando il corpo muore l’ego perde la base su cui si è costruito, cioè la limitazione dei sensi e la limitazione del fisico e torna ad essere la coscienza individualizzata per continuare il suo viaggio esperienziale attraverso altre forme ed esistenze.

A volte però, quando l’ego è troppo denso chiude tutte le porte esterne per guardare più che al mondo alle sole sue formazioni di pensieri su di esso, finendo per sopravvivere alla morte fisica e divenendo una gabbia in cui la coscienza individualizzata è bloccata... finché un evento esterno la libera la coscienza dissolvendo l’ego.

Altre volte invece la coscienza riesce a liberarsi, ma lascia la struttura di pensieri dell’ego intatta, che crede di esistere ed esser viva (l’ego è infatti proprio l’idea di esistere) e questa si raduna con altre similari in zone dell’energia lontane dalla consapevolezza vera. Questi ego continuano a cercare corpi per vivere per riprodurre lo stesso processo con cui sono stati creati, ma, non avendo il principio creativo della Mente al loro interno, finiscono per cercar di accaparrarsi corpi di altri dando corpo alla famosa battaglia tra luci ed ombre, bene e male, ecc..

La vita sulla terra è quindi una sorta di scuola in cui le coscienze individualizzate vengono a sperimentare la difficoltà della comprensione quando la percezione è limitata ...a volte anche grazie proprio alle legioni di ego perduti che gli si appoggiano sopra e creano disarmonie e difficoltà di comprensione. O addirittura guerre e disperazione.

Queste coscienze sono parti di famiglie o razze che vengono da piani o livelli diversi dello spazio multidimensionale e sono aiutate nel loro lavoro di crescita dalle altre coscienze non incarnate della stessa razza. Alcune di queste li chiamiamo alieni !

Altri alieni sono gli ego perduti riconfigurati in legioni e comandati dai più sottili tra di loro che riescono a sussurrare agli altri menzogne atte ad manipolarli per i loro scopi il più importante dei quali è quello di porre un freno alla luce della coscienza espandendo la loro zona d’ombra e permettendo che altri ego si perdino, attraverso la disperazione e il dolore, per rimpinguare le loro fila ed espandere il loro mondo con le immagini dense e cristallizzate di questi.

Emanuele Russo

 


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Ultimo aggiornamento (Lunedì 09 Maggio 2011 16:20)

 

DIREZIONE DELL’AZIONE

Ciò in cui crediamo ha chiaramente molta importanza all’interno della nostra coscienza perché favorisce il movimento armonico o disarmonico della nostra energia mentale.

Per chiarire meglio questo aspetto immaginiamo che stiamo facendo qualcosa che crediamo giusto; avremo quindi la sensazione che le cose stiano andando bene ed il risultato sicuramente troverà soddisfazione in noi. Se, al contrario, ci muoviamo facendo qualcosa che non crediamo sia giusto, lo faremo senza la giusta convinzione e molto probabilmente il risultato non sarà ottimale.

Parlando di energia mentale, è esattamente come procedere in una direzione favoriti dalla corrente, dal flusso, perché la nostra mente va nella stessa direzione sommando, quindi, le forze dell’azione, del pensiero e dell’emozione perché tutte volte nella stessa direzione. Se, invece, avviene che c’è un pensiero contrario o anche una emozione contraria, allora l’azione sarà svilita da questa forza contrapposta, che può essere cosciente o subcosciente, che impedisce la piena realizzazione e la piena soddisfazione dell’atto. Immaginate ad esempio cosa può fare un senso di colpa.

 

IL SISTEMA DELLE CREDENZE

Quindi fermiamoci un attimo a  pensare alle cose in cui crediamo.

Questo che abbiamo chiamato il “sistema delle credenze”, ci viene insegnato durante la nostra infanzia e adolescenza attraverso insegnamenti religiosi, etici e morali, che la società e l’ambito familiare in cui viviamo ci impongono.

Chiaramente, una volta cresciuti ci toccherebbe rivalutare e rivedere tutto ciò, considerando inoltre che molto di tutto questo rimane sepolto nel subconscio anche se poi abbracciamo nuove visioni della vita. Facendo un esempio, nel buddismo non esiste il senso di colpa, ma un cattolico diventato buddista in età matura può avere nel subconscio tanti sensi di colpa che dovrà tirar fuori e sbrogliare, cambiando quindi il sistema delle credenze profonde, prima di poter dire di essere diventato veramente e completamente un buddista e non subire più la sofferenza e la condanna dovute dai sensi di colpa. Una volta compresa la necessità di fare questo lavoro, ci troviamo davanti all’enorme compito di come  realizzarlo.

Nelle religioni, il sistema delle credenze è preimpostato dall’alto, cioè esiste una storia sulla creazione, su chi siamo, sull’esistenza e sul suo significato e ognuno si rapporta a questo sistema e chiaramente paragona ogni azione del proprio vivere, del proprio pensare e del proprio sentire al sistema ideale proposto.

Come abbiamo detto questo avviene già dall’infanzia: vi ricordate la letterina di buoni propositi che si scriveva a natale?

Ovviamente se si trovano delle differenze tra il proprio modo di essere e l’ideale proposto si creano delle tensioni interne che possono diventare nel tempo sensi di colpa, insicurezze, ecc. specialmente se ciò avviene durante il periodo dell’infanzia. Per un ragazzino, infatti, ha un impatto molto forte se lo critica un adulto che egli ammira o che è per lui riferimento, anche se apparentemente fa finta di nulla. Purtroppo nessuno insegna ai genitori ad essere genitori ed essi stessi sono pieni di dubbi profondi e contraddizioni.

 

FORMAZIONE

Quindi prendiamo come dato di fatto che non è possibile trovare oggi una condizione di educazione ideale e che dobbiamo sempre fare i conti con una formazione che ha lasciato dentro qualcosa da sistemare anche perché ognuno è diverso e il metodo e la profondità dell’insegnamento dovrebbe essere tarata su ogni singolo individuo. Questo atteggiamento è fondamentale anche per evitare di addossare ai genitori le colpe dei nostri difetti cosa che molti finiscono per fare giustificando così il proprio modo di essere ed evitare di affrontare un cambiamento profondo dentro di se.

L’atteggiamento giusto è quello di considerare di essere arrivati “in piedi” al momento presente e, guardando anche al passato ed alla educazione ricevuta, rivedere ciò che non va bene per correggere e prendere definitivamente la nostra vita nelle nostre mani. I genitori, infatti, hanno fatto la loro metà del lavoro portandoci sino al momento in cui dobbiamo procedere da soli e gli eventuali errori da loro compiuti, una volta da noi compresi, ci serviranno per avanzare con la nostra evoluzione.

 

IDEALI

Se, dunque, ci troviamo a persistere nella nostra azione in disarmonia con l’insegnamento ricevuto, saremo dei “peccatori”, ma sempre riferiti a quel particolare insegnamento. Diversamente spostandoci in un altro ambito di credenze, ad esempio un’etica politica o un’altra religione, anche qui troveremo un ideale di come dovremmo essere, più o meno chiaro (oggi in politica è decisamente poco chiaro), e questo ideale sarà il nostro nuovo riferimento, ma dovremo fare i conti con i riferimenti profondi lasciati dalla prima educazione ricevuta nell’infanzia.

Ma perché noi possiamo camminare nella direzione proposta, questi ideali dovrebbero essere calzati su misura della vita quotidiana e questo non succede mai proprio perché si tratta di “ideali” che per definizione sono appunto lontane dalle condizioni ordinarie dell’essere umano, un punto di arrivo che molte volte è decisamente fuori dalla possibilità di arrivarci sul serio.

Questa tensione verso l’ideale è stata fondamentale per il processo chiamato evoluzione, ma va compresa ed affrontata in modo consapevole e maturo per produrre dei risultati positivi e non lasciata lavorare nel subconscio a creare mostri, dubbi e insicurezze che alla fine ottengono soltanto di frenarla, la nostra evoluzione.

Un lavoro interessante che ci si può proporre è di smetterla di cercare riferimenti fuori, nei sistemi di credenze proposti da altri, per avventurarsi alla ricerca delle proprie verità interiori attraverso esperienze profonde, anche sovrasensibili, per poter riformulare in proprio il sistema di credenze. Se gli insegnamenti ricevuti erano giusti saranno così verificati, altrimenti si scopriranno le storture che negli anni hanno trasformato le parole dei santi o anche gli errori delle costruzioni ideali dei filosofi, almeno per quel che riguarda noi stessi.

 

IL SENSORE DELLA PIACEVOLEZZA

Ma quale sarà il metro di valutazione che ci servirà per poter riformulare il nostro sistema di credenze?

Il punto importante è comprendere che nel corpo e nella psiche dell’essere umano esiste un fattore fondamentale e cioè la possibilità di percepire il piacere e la felicità o, al contrario, il dolore e la sofferenza.

Questo è il segnale che normalmente utilizziamo per scegliere la direzione della nostra vita, ma che spesso, purtroppo, finisce per essere utilizzato contro il nostro interesse e la nostra evoluzione.

Ma cominciamo con il chiarire la sensazione: quando facciamo qualcosa che ci da una certa piacevolezza sicuramente è meglio di quando è spiacevole.

Questo è il segnale che ci permetterà trovare quali sono le cose giuste da fare o meno. Chiaramente va un po’ rielaborato perché un momento di piacere seguito da molto dispiacere non può essere considerato positivo: potrei trovar piacere a schiacciare un avversario ma se dopo gli amici suoi mi meneranno alla grande... insomma il piacere non può essere localizzato in un momento, ma bisogna espandere questo concetto nel tempo per arrivare ad un concetto più duraturo.

Probabilmente vi staranno già entrando in gioco i pensieri del sistema di credenze che gridano che non è così perché si deve lavorare e non sempre è un piacere e chi non lavora... ma consideriamoli per quel che sono: una sovrastruttura mentale che non avevate da bambini e che vi è stata imposta successivamente.

Si potrebbe parlare molto sulla questione del lavoro come asservimento ad un sistema di produzione in cui molti faticano e soffrono e non riescono a cambiare la loro condizione mentre pochissimi altri ne hanno tutti i vantaggi, ma questo ci porterebbe fuori tema in questo momento.

Dunque l’indicatore che ci permette di scegliere la direzione da seguire è da sempre il grado di piacevolezza che va dal negativo dolore fisico e sofferenza mentale fino all’opposto positivo di piacere fisico e felicità con ovviamente tante posizioni intermedie.

Ed è così da quando eravamo bambini. È così per gli animali ed anche per le piante. Soltanto che ogni genere ha i suoi propri “piaceri”: ai gatti piacciono certe cose e ai cani altre, mentre alle piante altre ancora. Ed in ogni genere, anche ogni individuo ha le sue preferenze. Non possono farsi generalizzazioni troppo definite e radicali.

Quindi ciò che ci permetterà di sapere se stiamo andando bene o meno è la sensazione di piacevolezza crescente, mentre al contrario una sensazione di spiacevolezza crescente è indicatore di qualcosa che non funziona.

Non dimenticheremo, comunque, che un momento di dispiacere o di dolore può dar luogo ad un periodo positivo come, ad esempio, nel caso in cui ci si toglie un qualcosa che ci ha provocato una ferita, sia fisica che psicologica e che, al contrario, un momento di piacere inopportuno può portare molto dispiacere nel tempo.

Ed è questo l’insegnamento che la società e la famiglia cercano di darci. Farci capire, cioè, che non si può guardare al solo momento, ma che si debbono considerare molti fattori, tra i quali lo stesso ambito sociale, per assicurarsi che nel futuro non ci si debba pentire.

Ma nel far ciò vengono spesso compromessi alcuni importanti elementi che possono pregiudicare la felicità dell’individuo:

Il “vivere nel presente” cioè la possibilità di vivere il più rilassatamente possibile il rapporto con il tempo in modo da non creare nella mente disarmoniche protensioni verso il passato o verso il futuro creando uno sfasamento che porta disequilibrio.

La “libertà di scegliere”.

Il fatto che ognuno può avere cose e situazioni diverse che gli portano piacere e felicità.

Che l’insegnamento proposto potrebbe esser parte di un sistema di credenze che non funziona per far felice un essere umano.

...e a tutti viene rubato il tempo di vivere con l’idea che per vivere si debba lavorare 8 ore al giorno, cosa che fa gioco ad alcuni e che mantiene in piedi una società che, oramai è conclamato, crea stress e infelicità.

È chiaro che alcune regole ce le si deve dare. Uccidere chiunque ci intralci può essere esagerato e non portare tanta felicità nel futuro, per esempio. Ma dovremmo rivalutare tutto da zero per poter costruire una società che sia più a misura d’uomo che di macchina.

 

LA RIVALUTAZIONE DEL SISTEMA DI CREDENZE

Dunque con questo strumento del grado di piacevolezza nelle nostre mani possiamo cominciare ad entrare nel mondo della rivalutazione delle credenze di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato, non riferito più ad un sistema esterno, ma alla nostra pura esperienza.

Ma è chiaro che questa che chiamiamo esperienza di piacevolezza o meno, dato che noi non nasciamo nel nulla, ma siamo stati educati in una società e in una famiglia, oggi ha già un suo contenuto interiore legato al nostro sistema di credenze precedente. Se io faccio, ad esempio, l’elemosina a qualcuno, la mia sensazione di piacevolezza può essere legata al mio sistema di credenze precedente che potrebbe dire “fare l’elemosina è buono” e non necessariamente a ciò che sento. Quindi potrei sperimentare anche una sensazione di piacere duraturo, ma solo perché è legato al mio meccanismo mentale precedente, a quello che credevo prima e che è rimasto nel mio subconscio. Quindi, prima di poter dire “è buono” o “non è buono”, “è bene” o “non è bene”, bisognerebbe profondamente rivalutare questo meccanismo mentale e poi scegliere.

Questo succede spesso con il sesso. Molti gruppi di autodeterminazione si sono arenati sul tema del sesso. Cercando una libertà interiore dalle imposizioni del sistema, hanno cominciato a sperimentare la libertà dai condizionamenti, ma, con un effetto pendolo, sono passati dalla negazione del sesso alla più sfrenata “libertà sessuale”... che quindi tanto libera non era in quanto “negazione della negazione”!

 

CHIAREZZA MENTALE

Va inserito, quindi, un ulteriore elemento che possa aiutare a comprendere quale azione sia armonica e porti verso una felicità perlomeno futura.

Questo elemento è la “chiarezza mentale” e cioè quello stato della mente che riesce a “vedere” rilassatamente al futuro percependo, in modo immediato, se la direzione della propria azione sarà libera e sgombra da situazioni disarmoniche o al contrario le attirerà creando un ingarbugliamento nella propria vita con conseguente sofferenza e mancanza di felicità.

Per ottenere questo stato è necessario, appunto, sgombrare la mente dalle forme pensiero del sistema di credenze. Si tratta in effetti di sgombrare il proprio spazio mentale per lasciare l’orizzonte libero e riuscire a guardar lontano. Fatto questo ricomparirà “magicamente” la capacità di percepire, letteralmente, luci ed ombre dei pensieri e quindi anche della condizione futura in cui si andrà a vivere se si sceglie una direzione o l’altra.

Diventerà automatico allora scegliere la direzione luminosa, della chiarezza che porta ad essere meno oppressi e stressati, in definitiva, più liberi e felici.

 

IL CAMMINO DELL’AUTOCOSCIENZA

Stiamo, dunque, proponendo un grande lavoro che partendo dalla vostra attuale condizione, vi porterà in una direzione totalmente nuova che scoprirete soltanto attraverso i vostri stessi passi cioè le vostre esperienze. È questa una favolosa avventura che sottostà a tutte le altre avventure della vita. In particolare, è l’unica avventura i cui risultati vi porterete anche dopo la fine della vita stessa.

Possiamo anche predire che, se fate un lavoro accurato, vi troverete presto a pensare le cose in un modo che non è isolato: ci sono centinaia di migliaia di persone che già la pensano come arriverete a pensarla. Sono persone che hanno fatto un cammino simile, che è il cammino dell’autocoscienza, e che ha lo stesso punto di arrivo anche se ognuno procede da direzioni diverse. Vi troverete, quindi, meravigliosamente in un enorme insieme di persone che non si conoscono, ma che la pensano in modo simile senza che questi pensieri siano stato prestabiliti da nessun altro.

Stiamo proponendo, in sintesi, di svelare il velo della realtà preimpostata dei sistemi di credenze precedenti per ritrovarsi in una visione dell’esperienza dell’essere umano che è condivisa da tutti quelli che si sono liberati dalle sovrastrutture, che è il vero “sistema delle credenze” o meglio, non essendo una sovrastruttura mentale, non dovremmo chiamarlo così, piuttosto è la “lettura dei meccanismi della vita”.

Quindi ri-codificheremo quelli che sono i meccanismi della vita e troverete che in effetti sono già stati in gran parte descritti dai vari “sistemi di credenze”, religiosi o filosofici, con alcuni degli errori però, per mal interpretazioni successive o proprio errori concettuali, spesso grossi e che a lungo andare si sono rivelati essere causa di sofferenza per tantissima gente.

E quale sarà il risultato di questo lavoro.

Il risultato sarà di trovarvi, ad un certo punto, perfettamente allineati con il flusso dell’armonia cosmica. Sembra una parolona, però è così: una volta eliminato tutto ciò che avrete verificato “storto”, rimettendo le cose nella giusta direzione, ecco che spariscono le zone oscure della coscienza con i loro contenuti di dubbi e contraddizioni, mentre le vostre azioni saranno armonizzate alle emozioni ed ai pensieri che si ritroveranno ad essere perfettamente allineati con il flusso dell’energia cosmica. Vi ritrovate insomma a procedere in una direzione senza più enormi ostacoli e con una visione chiara del futuro, perlomeno nella sua condizione armonica o meno, che eliminerà dall’animo ansie e preoccupazioni.

Questo comporta una piacevolezza immensa e comincerete a capire che la felicità può essere una cosa possibile e non più una favola raccontata.

Diversamente a quando si hanno sempre intoppi, succede infatti che fila tutto liscio e anche quando vi trovate a superare situazioni difficili, che non mancheranno ovviamente, tutto fila in qualche modo liscio. E la sensazione è in qualche modo piacevole, giusta. Immaginate qualcuno che si fa una arrampicata su una montagna: troverà qualche difficoltà, ci sarà fatica, ma la sensazione globale è piacevole, altrimenti non lo farebbe!

Dunque, non è tanto il fatto di superare un problema o un momento difficile, quanto l’insieme generale della vita che si volge in una direzione positiva e la sensazione globale di felicità che aumenta. A questo punto sarete certi al mille per mille che state andando nella direzione giusta.

Ma questa condizione positiva non verrà necessariamente ben valutata dagli altri che continuano nel loro aderire ai sistemi di credenze “ufficiali”, dato che si tratta di una sensazione interna, che chi sa osservare individua, mentre la maggioranza delle persone non la nota perché guarda ai segnali esteriori di benessere sociale più che allo stato interiore. Felici avendo poco o meglio non cercando di avere nulla... non ne conoscete già qualcuno?

Dunque vi sentirete bene, allineati, centrati, giusti, come dovrebbe sentirsi chiunque: la promessa è grande.

 

LA RIMOZIONE DELLE EMOZIONI DISARMONICHE CRISTALLIZZATE

Tuttavia, per ottenere il risultato globale bisognerà anche spazzar via gran parte dei contenuti mentali che associano il sistema di credenze precedente alle emozioni legate al nostro vissuto. Se abbiamo provato un senso di colpa per qualcosa, anche se cambiamo il sistema di credenze, quel senso di colpa rimarrà lì e ci si ritrova a combattere tra ciò che oggi pensiamo contro una emozione che si è cristallizzata quando la si pensava diversamente. E se la si è creata la si dovrà necessariamente togliere consapevolmente, non c’è altro sistema. Ogni azione mentale ed emozionale che si è cristallizzata andrà tolta con una forza e intensità simile a quella con cui la si è creata, ma di segno opposto, rilassante, chiarificatrice, luminosa; comunque è una azione precisa che si deve fare... non scompare da sola.

Immaginate, ad esempio, di aver costruito un mattone di argilla, di averlo fatto asciugare e indurire al sole ed averlo lasciato nel vostro corridoio: ogni volta ripassando di lì, specie quando c’è poca luce (che simboleggia un livello basso di coscienza), si rischierà di inciamparci. La soluzione è ovviamente di rimuovere il mattone o distruggerlo.

Per questo gli insegnamenti sul pensiero positivo promettono molto, ma non danno a tutti gli stessi  risultati. Sebbene forniscano una buona e più armonica visione della vita, non affrontano e risolvono puntualmente le emozioni negative accumulate nel passato e per questo hanno diversa efficacia per ogni persona. Inoltre se si è cristallizzato un Ego abbondante questi, con il suo modo di pensare, non lascerà entrare le nuove visioni proposte.

Dunque, mentre si fa questo lavoro di risistemazione delle credenze, di smantellamento della sovrastruttura mentale, si deve parallelamente dissociare il sistema di credenze precedente dalle esperienze del vissuto. Solo così si può arrivare a ripulire completamente la coscienza dal vecchio sistema di credenze e trasformare la nuova visione acquisita in un cammino in cui si sperimenta “la pienezza della direzione coerente della energia del pensare, del sentire, dell’attuare e dell’armonia del cosmo”.

 

FRIZIONE E STRESS

Quando due strutture hanno una certa solidità e si toccano, si urtano, specialmente se vanno in direzioni opposte, si crea una condizione di stress. Si parla ad esempio di stress dei materiali nel caso dell’attrito tra le parti meccaniche in movimento.

La condizione di stress mette in crisi la struttura cellulare e predispone all’usura, al deterioramento della struttura stessa.

Cosa avviene nel caso della mente?

Abbiamo parlato di una visione spaziale della mente. Dunque quando una parte di essa ha una struttura di una certa solidità, e stiamo parlando delle cristallizzazioni di pensieri ed emozioni, ecco che, rispetto alla condizione normale di una mente fluida, questi elementi presentano un punto di possibile attrito con altre strutture cristallizzate con cui si possono incontrare. Queste possono essere mie, ma anche di altre persone, o addirittura globali, e vengono a contatto concettualmente o emozionalmente con la posizione della struttura in questione. E quando questo avviene ci sarà dell’attrito, della tensione, che bloccherà o disturberà il movimento dell’insieme della struttura corpo-mente che sarà così trattenuta in una direzione mentre procedeva per un’altra oppure coinvolta in una frenata o bloccata in una sua parte con un effetto di stiramento e la conseguente sensazione di sentirsi tirati in una diversa direzione, allungati, deformati. In definitiva stressando l’intera struttura. La sensazione che si associa è appunto quella che chiamiamo “sentirsi stressati” cioè, per esempio, fare qualcosa non vedendoci il “senso” perché è appunto in direzione diversa da quel che crediamo sia il senso della nostra vita o della vita in generale.

Spesso le “attrazioni sessuali” sono di questo tipo: una parte della struttura emotivo-mentale di uno si impiglia nella corrispondente dell’altro e ci si sente “magicamente attirati”. In questo esempio è chiaro che non entrano in gioco sentimento e anima anche se in qualche circostanza le cose possono camminare su più binari. Ed il caso in cui l’anima vuole andare in una direzione diversa, ma ci si sente attirati, inglobati con una persona sbagliata... credo che tutti abbiamo fatto esperienza di ciò!

In definitiva, potremmo chiamare stress quella sensazione spiacevole derivata dal non perfetto scorrere del nostro pensare, sentire e attuare tra di loro e nell’ambiente circostante.

A questo proposito possiamo comprendere come il “sistema delle credenze” è un sistema di pensiero che può essere “frenante”, e quindi stressante, su due livelli.

Un livello interno, cioè il caso in cui si crede in certe cose e si cade in contraddizione con esse con le azioni compiute. Quindi il pensiero diventa un freno alle azioni da compiere sotto la spinta di altri impulsi o al contrario si agisce secondo un modo di pensare, ma senza “sentire” le cose che si fanno creando così delle azioni vuote di significato che possono portarci in direzioni sgradevoli.

Il secondo livello, che possiamo definire esterno, in cui è il sistema di credenze stesso ad essere mal congeniato rispetto alla Vita proponendo idee e modelli che non hanno armonia con il suo naturale fluire, creando, quindi, un secondo sistema di freni e contraddizioni dato dal nostro cercar di pensare e agire conformemente ad esso e quindi in maniera errata rispetto alla Vita stessa.

Ad esempio pensare che sia giusto trattare sempre bene le persone e poi trovarsi ad avere a che fare con un maniaco furioso che non si sa come allontanare perché non si sono strutturati gli strumenti mentali per farlo, può portare dolore e sofferenza a noi o a chi è intorno a noi.

 

ARMONIZZAZIONE DEL SISTEMA DI CREDENZE

Quindi come vedete bisogna fare una doppia risistemazione: una del sistema di credenze rispetto al flusso della vita stessa, che potrebbe definirsi un approccio filosofico; e una seconda sistemazione, in noi, rispetto al sistema di credenze che abbiamo e che dobbiamo però verificare.

Normalmente avviene che una parte di noi già agisce o reagisce intuitivamente secondo quella che potrebbe definirsi come una giusta, naturale e spontanea filosofia della vita, ma, essendoci nel sistema di credenze sociale modelli errati rispetto a questo punto, ci si trova a vivere una forte contraddizione che  riempie di sensi di colpa oppure ci si ritrova “fuori” da questo sistema. E, in quest’ultimo caso, si sarà tentati di rifiutarlo in toto, anche nelle sue parti positive, e si potrebbe terminare facendo azioni esagerate, ben oltre il giusto senso iniziale della ribellione.

Dobbiamo tornare, in questa ipotesi, al perché ed a cosa esattamente ci si sta ribellando, cosa non ci sta bene e quindi cosa è necessario cambiare. Se si riesce a capire questo, tutto il resto, anche le eventuali azioni esagerate successivamente compiute, rientrano in un effetto pendolo di reazione e si capirà perché sono avvenute disattivandone quindi l’energia che le ha create.

 

LA PERCEZIONE

Ma come realizzare un lavoro sistematico per riformare un sistema di credenze che sia maggiormente legato all’esperienza reale ed al meccanismo della vita che non ad una formattazione esterna preimpostata.

Sicuramente l’osservazione della vita, in particolare legata alla natura, può aiutarci a capire tempi e ritmi di come le cose funzionano. E qui nasce anche il problema di distinguere l’essere umano e la sua evoluzione dal piano della natura animale. A questo punto è necessario anche entrare nel piano del sottile ossia andare a verificare ciò che è in effetti la realtà non tangibile, emozioni, mente, anima, il sovrannaturale per poter intendere ciò che è la vita nel suo senso più esteso e ciò che è l’anima o meglio la parte non visibile degli esseri e quale è la loro realtà allo scopo di capire come muoversi in armonia con tutto il resto e cioè senza lo stress dell’attrito, senza la sofferenza.

E’ interessante notare che il percepire o meno le realtà cosiddette soprannaturali potrebbe dipendere appunto da un condizionamento del sistema di credenze che, rendendole “inesistenti”, propone una visione della vita decurtata di una sua fetta importante.

La morte, ad esempio, non è più accettata come fatto naturale proprio perché si è creato un tabù sul tema dell’aldilà, sul parlare delle anime trapassate; chi, invece, parla tranquillamente di questi temi, supera la paura dello sconosciuto, del nulla, dell’oblio, connesse al dopo morte, trovando un senso che può estendersi a tutto il significato della vita e che rilassa profonde tensioni e rende più sereni, coraggiosi e felici.

Quindi un sistema potrebbe essere quello di fare esperienze che siano al di fuori della sensibilità intesa normale verso la percezione di ciò che è sottile. Ma è ovvio che questo tipo di approccio va bene per chi si sente predisposto e non per la maggioranza della popolazione.

Si può però cominciare a vedere come tutto il modo sottile agisce indifferentemente se uno creda o meno in esso, agisce nella vita di tutti i giorni.

Prendiamo l’esempio dell’amore, qualcosa di sottile che non si può localizzare in un punto preciso fisiologicamente parlando, che è impalpabile, inodore, ma che determina gran parte della vita delle persone; e non stiamo parlando dell’idea, ma proprio del sentimento.

Si deve considerare che noi abbiamo delle percezioni sottili quotidiane che ci portano a formulare dei pensieri, ad avere delle intenzioni, dei desideri che determinano come agiamo.

Quando capiremo che ogni nostra azione, ogni nostro pensiero derivano primariamente da una percezione sottile a cui noi cerchiamo di dare una configurazione nel nostro mondo di idee o emozioni od esperienze per poterlo individuare, delineare, descrivere, praticamente per dargli un nome, quando capiremo questo allora cominceremo a renderci conto che è il mondo delle percezioni sottili che esiste e che solo dopo noi cerchiamo di spiegare di che si tratta dandogli dei termini riconoscibili. Per fare un esempio spesso il desiderio di mangiare è in realtà una percezione sottile di qualcosa nella zona addominale e per descriverla la trasformo in “ho fame” e mi associo conseguentemente ai pensieri del cibo, di quello che ho in casa da cucinare, ecc.; dopo questo processo che dura qualche istante, mi viene fame definitivamente.

Un altro esempio sono le grandi intuizioni che hanno caratterizzato quelle persone considerate “geni” dalla società. Questi le hanno descritte come idee, immagini, sogni che sono “arrivati” e che poi hanno cercato di tradurre in pratica. Da dove sono venute? E che cosa erano? Se erano “geni”... non sarà il caso di indagare per capire come hanno fatto e cercare di farlo anche noi?

Quindi l’amore come la scienza sono connessi con queste “realtà sottili”. E se arriviamo a pensarla così non potremo che cominciare a indagare anche nel mondo della meditazione.

 

LE RADICI PROFONDE E IL LAVORO DI PURIFICAZIONE

Ovviamente una volta compreso tutto ciò intellettualmente rimane da realizzarlo in pratica. Non basta, infatti, capire di subire l’influenza di un sistema di credenze per disattivare completamente la sua influenza.

Non solo perché è molto ben ramificato dentro di noi. Non solo perché viviamo in un ambiente che ce lo ricorda e conferma continuamente. Ma anche perché ogni esperienza vissuta è stata rapportata e relazionata al sistema di credenze e quindi tutto il nostro vissuto ne è interlacciato a maglie strette.

Riuscire ad uscirne fuori e a non farsi più condizionare significa quindi fare un grosso passo “all’indietro”, o si può dire anche “in avanti”, saltando quel nucleo di pensieri ed emozioni che abbiamo chiamato Ego. La tecnica della purificazione diventa, dunque, parte integrante di questo lavoro di decondizionamento e presupposto per scoprire cosa ci sia al di là nonché punto di partenza per una vera libertà.

È un lavoro che prende tempo. Non si tratta della durata di un weekend, né di un mese. Ma se partiamo bene possiamo liberarci subito dei nuclei problematici che ci ancorano alla sofferenza più profonda, schiarendo l’orizzonte e acquisendo una “mappa” della nostra evoluzione che ci permetterà diventare finalmente forti e stabili grazie al fatto che vedremo perfettamente da dove veniamo e dove stiamo andando.

Una volta così centrati, il lavoro di purificazione procede un po’ con un effetto domino perché ogni cosa che risolviamo ci permette di chiarirne un’altra conseguente e spesso ci arriveranno “gratis” momenti di profonda comprensione senza nessuno sforzo intellettuale, ma grazie al semplice aumento della luce e quindi della chiarezza globale della nostra mente. È questo, dunque, quel processo che si chiama “illuminazione”: illuminiamo la mente e i suoi contenuti facendo sparire le ombre, i dubbi, gli errori che si sono creati per arrivare ad una mente che sia libera dalle costruzioni egoiche.

Questo vuol dire molto, anche arrivare a cambiare il proprio fisico. Una buona parte del fisico è stato costruito, infatti, sulle strutture egoiche e per averne una piccola prova di ciò basti pensare alle tensioni, ai tic, alle rughe e alle malattie che le persone hanno accumulato nella loro vita. E se possono modificare un tendine, un muscolo, un organo, le tensioni psico-emozionali potrebbero addirittura incidere sulla struttura ossea. Non si tratta solo di ereditarietà quindi.

Noi sappiamo anche che le cellule del corpo si rinnovano in gran parte ogni 3-6 mesi e questo significa che una forte tensione psicoemotiva può dare origine ad una malattia in questo arco di tempo. Ma significa anche che possiamo dare una svolta al nostro stato di salute, affrontando le origini profonde delle malattie, in un tempo brevissimo, che parte da questi 6 mesi, anche se per completare il lavoro dovremmo aggiungere, però, il tempo necessario a risolvere tutti i danni accumulati a valle del problema iniziale insorto.  E cioè tutto il tempo che abbiamo perso prima di decidere di guardarci dentro per trovare la causa del nostro male ed estirpare il contenuto che provoca la disarmonia. Ovviamente una cultura medica generale più attenta a questo aspetto favorirebbe l’auto-guarigione di molte malattie.

Ogni caso, comunque, va visto a se stante perché non esiste nessuna regola rigida essendo diversa sia l’educazione ricevuta, che la risposta che ognuno ha dato, ma possiamo capire come sia possibile procedere in una progressione crescente di liberazione.

Abbiamo anche detto che l’evoluzione, il resettare la mente, può anche essere visto come un tornare indietro, ma chiariamo subito che non c’è assolutamente nulla nel multiverso che non vada sempre nella direzione di crescita. L’apparente tornare indietro è soltanto la riproposizione di un ciclo che viene però affrontato su un piano leggermente più avanzato, lungo l’asse del tempo per lo meno, e questo fa si che si individua un percorso a spirale che guarda caso è presente dappertutto nell’universo.

Dunque, porteremo sempre con noi qualcosa che ci ricorda ciò che abbiamo appreso e anche se dovessimo dimenticare i fatti precisi, e non ricadremmo negli stessi errori perché la metabolizzazione delle esperienze vissute crea una specie di anticorpo. Ma questo è tema per un prossimo capitolo.

Emanuele Russo

 


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Ultimo aggiornamento (Lunedì 16 Maggio 2011 16:59)

 

 

Vedere in modo spaziale gli eventi della mente e della coscienza è un approccio molto particolare che può capirsi ed applicarsi soltanto dopo aver avuto almeno una esperienza con la luce divina.

Nelle più affidabili tecniche di meditazione e con svariati sistemi, infatti, si procede quasi sempre all’innalzamento della zona di presenza del punto di consapevolezza dal basso verso l’alto sino ad arrivare ad un livello dove la coscienza “vede” la luce. Successivamente si tenterà di integrare questa visione “dall’alto” con le realtà che si trovano “in basso”.

Che si salga lungo la colonna vertebrale grazie all’impulso della kundalini canalizzato nella sushumna o con la spinta del respiro nel Du Mai, oppure che si reciti un mantra che porta a sintonizzarsi con vibrazioni “più elevate” o che si visualizzi una divinità sulla cima della testa od ancora più in alto, la tecnica darà risultati eccezionali sempreché la coscienza riesca a spostarsi verso l’alto e poi verso livelli più sottili raggiungendo la dimensione più elevata possibile cioè quella divina.

Per questo motivo quelle persone che nella loro storia si sono precluse questa dimensione divina, rifiutandone il concetto o perché arrabbiate con essa, non avranno nessun successo nell’ascendere e considereranno inesistente o immaginaria tale dimensione. Anzi, una gran parte di essi, spinti da forze che tendono al basso, si daranno un gran da fare per cercare di negare la realtà spirituale che per loro, non avendola mai provata con consapevolezza, è soltanto una mera fantasia psicologica.

Se togliamo “l’alto” alla coscienza, in effetti, essa potrà procedere soltanto verso il basso e questo è anche il luogo dove la mente pone le cose considerate “basse”, le più oscure, cioè le più lontane dalla luce.

La mente, infatti, disloca spazialmente rispetto al corpo ogni sua espressione. Pone “indietro” il “passato”, “appena davanti” al corpo il “presente” ed il “futuro immediato”, più “lontano in avanti” il “futuro”. Pone “vicino” le cose e le persone “vicine”, “dentro” i pensieri e le emozioni inespressi e “fuori” quelli esternati. Attacca al corpo le immagini delle persone e delle cose a cui siamo più “attaccati” e mette lontano quelle che non ci fanno né caldo né freddo. Ma pone vicinissimo o dentro anche ciò che odiamo perché questo forte sentimento è “nostro” e quindi non può che “stare da noi”.

Inoltre seppellisce dentro al corpo, sotto molti altri ricordi o ricostruzioni mentali, le esperienze emozionali terribili od imbarazzanti in quella che si può definire una bolla di disarmonia.

Questo paesaggio è quindi molto diverso per ognuno di noi e determina come reagiamo agli eventi, quel che crediamo o pensiamo e cosa facciamo. È il nostro Ego. Siamo dunque non liberi, ma, in effetti, prigionieri di noi stessi, prigionieri del nostro stesso Ego!

Chi procede su un sentiero spirituale cerca dunque di uscire da questa visione limitata, di cui sente l’oppressione, rilassando le proprie tensioni per arrivare a “luoghi” dove sia possibile percepire la vera libertà ed una fortissima sensazione di pace che dopo un po’ diventa beatitudine.

Ma alla fine della meditazione si ritorna al proprio ego con le sue visioni limitate, le sue tensioni e la sua mancanza di pace. Si “ritorna” comunque con una esperienza che ci arricchisce, che da speranza ed in effetti modifica di volta in volta il paesaggio dell’ego.

Per dare, però, una svolta definitiva e non perdere continuamente la dimensione spirituale si rende necessario procedere ad un lavoro di purificazione dell’ego dalle sue tensioni più profonde e da quelle credenze che sono in contraddizione con le nuove esperienze spirituali.

Ma se ci purificassimo completamente dall’ego quindi da tutte le nostre visioni limitate, cosa rimarrebbe di noi? Qual è, cioè, quella parte di me che va in “gita” nella luce durante la meditazione? In definitiva la famosa domanda: “chi sono io”?

Per avere una idea di ciò di cui stiamo parlando spostatevi indietro nel tempo fino a raggiungere quello stato in cui l’ego non era troppo formato e, tirando fuori qualche foto, guardate negli occhi di quel bambino che appena cominciava a camminare. Vedrete il riflesso di quell’ “anima” che è sotto le sovrastrutture attuali dell’ego, che mostra forse alcuni residui degli ego di altre vite, ma in cui sicuramente potrete intravedere il vostro spirito originario.

A questa domanda, come sappiamo, sono molti i personaggi famosi ad aver tentato di dare una risposta. Chi conosce la dimensione spirituale sa intravedere in tante di queste (risposte) la speculazione mentale di un ego che nega, a volte ostentatamente, tale dimensione, fallendo quindi nel trovare risposte vicine al vero, proprio perché tenta di descrivere la realtà tralasciandone una parte fondamentale, anche se non visibile dall’occhio fisico.

Anche chi descrive il mondo dello spirito con parole o costruzioni mentali sovrabbondanti, come hanno fatto nei millenni alcune grandi religioni, finisce per brancolare nel “buio illuminato artificialmente” delle “riproduzioni mentali” di una realtà, che per verificarla si dovrebbe invece accedervi direttamente, ed arriva a conclusioni altisonanti che però non colgono pienamente il segno.

Non rimane, quindi, che consigliare un “accesso diretto” senza tante parole né descrizioni, nel silenzio di una mente ottenuto allontanandosi dal nucleo egoico in una direzione elevata e luminosa, superando le barriere delle immagini di divinità create e sostenute dalle menti di milioni di individui nel corso di qualche migliaia di anni, per arrivare a scoprire direttamente quella realtà di cui facciamo parte e comprendere veramente il nostro ruolo e chi “io sono”.

È questa l’avventura più bella.

 

Emanuele Russo
Gruppo Vacanze Avventure nel Mondo... dello Spirito!

 

 


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Ultimo aggiornamento (Giovedì 02 Dicembre 2010 09:58)

 

Caro amica/o che in questi tempi sei un po' demoralizzato perché vedi che tutto intorno le cose peggiorano e la gente tira fuori il peggio di se, ho pensato di riportare il seguente punto per chiarire cosa sta avvenendo alle anime incarnate.

 

L'illusione creata dall'ego, che separa se stesso dal tutto e cerca di appropriarsi e crescere a scapito degli altri, ...in questo momento è al massimo storico.

 

Ognuno di noi che si ribella a tutto questo, al falso e al marcio, è perché ancora distingue tutto il nero sullo sfondo della luce, del vero. Cioè vede ancora la luce.

 

Non abbiamo, dunque, ancora "venduto l'anima" e non possiamo essere tirati più di tanto nella melma infernale... ma dobbiamo smettere di farci trascinare, nel guardare il lato oscuro, verso il fondo.

 

Utilizziamo, invece, questo sguardo per innalzarci, "scalciando" e allontanando il basso per salire più in alto.

 

Se è vero che questo momento è quello della "raccolta", allora teniamoci leggeri, ancoriamoci alla luce ed eliminiamo da dentro di noi ogni dubbio sulla qualità del nostro essere... perché quel poco di egoismo che possiamo riconoscere dentro di noi e che può farci pensare di non essere all'altezza, è praticamente nulla in confronto al peggio che stiamo vedendo in questi tempi venire a galla in tante persone.

 

Un abbraccio di Luce a te cara anima pressata da tutti i lati, ma ancora incorrotta nel suo cuore.

 

Emanuele


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Con questo titolo che ricorda quello di un film cult della fantascienza (Guida Galattica per Autostoppisti) ho voluto attirare l’attenzione su una realtà che tutti viviamo, ma di cui pochissimi hanno coscienza.

 

Intendendo per “astrale” l’insieme delle dimensioni “sottili” e per “corpi astrali” i nostri contenitori di pensieri e emozioni ai vari livelli, le barche con cui viaggiamo, siamo, in effetti, tutti dei naviganti astrali. Il corpo fisico è, in pratica, l’áncora che trattiene il corpo astrale, il porto dove essa sempre ritorna. Stiamo cioè cercando di sottolineare la grande capacità di movimento e quindi di “navigazione” che ha la parte non fisica del nostro essere in contrasto con la apparente collocazione all’interno del corpo fisico.

 

Non parliamo, però, in modo astratto di pensieri che vagano o divagano, ma proprio del luogo spaziale in cui si trova la nostra mente dove si muove il punto centrale della consapevolezza o fuoco dell’attenzione.

 

Prima dobbiamo, nondimeno, chiarirci su cosa è la “nostra” mente e differenziarla dal resto che “non è nostra”.

Gli insegnamenti più profondi ci spiegano che l’universo è sostanza mentale più o meno condensata.

 

Se tutto è sostanza mentale e se in ultimo siamo tutti Uno, allora io chi sono? Sono necessariamente una zona di questa sostanza mentale che si individua, o crede di essere, più o meno separata dal resto.

Abbiamo così praticamente descritto il principio dell’Ego che in pratica è, prima di ogni altra cosa, “l’idea di essere qualcosa di separato dal TUTTO”.

 

E dove sarà collocata questa zona chiamata Ego nell’immensità della sostanza mentale, del Tutto? Sicuramente vicino al corpo fisico, sicuramente comprendendolo e, dato che parliamo di sostanza mentale, ci aggiungeremo anche in parte la “mia” casa, la “mia” auto, la “mia” squadra, la “mia” nazione. Insomma tutto ciò che credo di essere o che sia “mio”... anche “mia” moglie ed i “miei” figli o i “miei” amici, ecc.

 

Insomma ciò che stiamo dicendo è che il nostro Ego è una zona della sostanza mentale centrata nel corpo, ma che si espande in varie diramazioni a comprendere cose e persone in modo più o meno deciso... e dal punto di vista degli altri, più o meno invasivo!

Questa visione ci aiuta a comprendere, per esempio, come sia possibile che persone che ci vogliono bene possano finire con il tentare di usarci, comandarci, manipolarci come fossimo di loro proprietà. Si tratta di Ego che si sono espansi a comprenderci e noi ci siamo finiti dentro così che cercano di usarci come fossimo un arto aggiuntivo... voi chiedete alla vostra mano di far qualcosa “per piacere”? Si determina così un conflitto di proprietà: è il mio Ego che comanda od il suo?

 

Tornando alla visione “spaziale” della mente, è chiaro che il punto focale di questa si trova in posti diversi, in momenti diversi e con intensità diversa all’interno del campo dell’Ego.

 

In questo momento, se siete stati attenti, una parte della vostra mente sta ancora vagando tra i ricordi che sono stati richiamati all’attenzione dal discorso dell’Ego possessivo o manipolatore, mentre un’altra parte cerca di seguire il discorso.

 

C’è quindi un punto centrale della nostra attenzione, una serie di punti di co-presenza e un campo della mente egoica o personale dove per la maggior parte questi si spostano.

 

Ma è ovvio che davanti a cose completamente nuove, la mente viene a trovarsi in uno spazio inesplorato. Normalmente accade che ci si fa dei ricordi e che quando, dopo del tempo, si reincontra lo stesso tema si tende a slittare su questi ricordi e a non avanzare più nello spazio nuovo con la spontaneità di prima con la ovvia conseguenza che si rischia di non assaporarlo, ma di rivivere il vecchio mentre si tenta di incastrarvi i nuovi dettagli fino a costruire una propria personale visione della cosa. Visione a cui peraltro ci affezioniamo proprio perché è “nostra” e la abbiamo fatta noi, ma che non ci permetterà di abbandonare con scioltezza le vecchie idee, potenzialmente errate, forse costruite in condizioni di estremo disagio emozionale, per far invece largo ad una visione nuova e fresca e che comprende la precedente, sinonimo di accrescimento.

È la sostanziale differenza tra l’esperienza sempre avventurosa e giocosa di un bimbo e quella disincantata di un adulto.

 

Ma cosa centra tutto questo con le “Istruzioni ai naviganti astrali”? Centra moltissimo perché se non conosciamo qual è la nostra “barca” e dove tende ad andare, potremmo mai pilotarla? Non ci troveremmo invece a girare in tondo tornando sulle strade conosciute senza andare mai nel “profondo inesplorato” che promette invece meraviglie, avventura e vera libertà?

 

Quando parliamo di costruzioni mentali non stiamo parlando di cose astratte, ma effettivamente di immagini mentali che nelle realtà sottili sono veri e propri mondi astrali. Quando ci troviamo lì dentro è veramente difficile non credere alla realtà di questi e veniamo inglobati anche emozionalmente nella realtà che vediamo.

 

Sembra complesso e difficile da capire, ma è invece molto molto semplice: la nostra mente “parla” per immagini, ricorda con le immagini, immagina il futuro. Insomma è in continua produzione di immagini. Pensate un po’ a dopodomani e prendete coscienza di avere creato uno spazio vuoto, una specie di casella, per includervi il “domani” in mezzo. Questa è una immagine e le cose che dovete fare dopodomani ne è un’altra serie.

 

Quando si entra in uno stato meditativo in cui la consapevolezza della mente è maggiore del normale stato di veglia, ci si rende conto proprio che la mente parla per immagini e che le parole che noi utilizziamo per descrivere cose, persone e concetti sono soltanto la descrizione di queste immagini. Ed è questa la realtà che sperimentiamo nei sogni: si tratta di una comunicazione diretta con i nostri contenuti mentali con il vero linguaggio della mente, quello delle immagini.

 

Ci si rende conto poi che alcune di queste immagini non sono costruite da noi, ma sono quelle di altri o di molti altri e si comprende che le cose possono complicarsi un po’. Si capisce che il modo delle “credenze”, di ciò che è giusto o sbagliato, di ciò che è vero o falso può essere soltanto la costruzione condivisa da tante persone, realizzata in migliaia di anni di apporti dei singoli e confermata e consolidata da ognuno che, accettandone la realtà, ha messo un mattoncino in più ed ha reso più solida e cristallizzata questa costruzione.

 

E questo avviene in ogni campo. Anche nella politica dove oggi assistiamo a come sia difficile costruire una nuova idea proprio per la difficoltà di smontare le vecchie oramai fossilizzate. Oppure nel campo spirituale-religioso, dove è ormai chiaro che se non si utilizza un linguaggio nuovo ed una visione più fresca, si finisce per “imprigionarsi” in una serie di concetti e parole che in definitiva ci distraggono e ci tengono lontani dal vero obiettivo. È un po’ come entrare in una città, prendere la cittadinanza e trovarsi a pagare tasse e bollette per solo intravedere la luce del tramonto che traspare tra i palazzi. Una città fatta dei pensieri irrigiditi di altri che ci vengono incontro e ci costringono ad impararli altrimenti ci fanno sentire ignoranti e inadeguati o stranieri disadattati, dei vucumprà che elemosinano un po’ di conoscenza e di pace e che non potranno mai arrivare a partecipare alla costruzione o al miglioramento. Cosa che è successa, per esempio, al Mons. Milingo del primo periodo.

 

In queste situazioni cosa accade alla nostra mente? Succede che si espande nella direzione del “credo” abbracciato, ne condivide una parte e si trova a divincolarsi tra le irremovibili costruzioni fatte dagli altri. E non parliamo di qualcosa di astratto, parliamo di immagini reali che non vediamo quando abbiamo gli occhi aperti, ma che guidano i nostri pensieri in certe direzioni e non in altre oppure ci confondono e non ci lasciano pensare liberamente. Si parla allora con frasi fatte, con le parole dell’associazione e a chi è estraneo dal gruppo sembra che parli un marziano. Chi parla sta invece seguendo Strade Piazze con i nomi dei termini utilizzati per arrivare a condurci infine al Palazzo della Verità Finale della Città della Credenza del suo credo. Ma è ovviamente soltanto una costruzione mentale che in quasi tutti i casi finisce per offuscare la vera realtà con le troppe costruzioni, offrendoci solo qualche bel tramonto all’orizzonte per allettarci.

Dovremmo invece ritornare ad una vita più vicina alla natura per goderci i paesaggi naturali, il suono del silenzio. E stiamo parlando della mente!

Fare tabula rasa di tutte queste costruzioni mentali, anche di quelle nuovissimenewage che già promettono di costruire nuovi mondi di idee, credenze, regole, ecc. e che domani cercheranno di diventare una nuova Città della Credenza. Solo così possiamo tornare alla naturale, morbida, malleabile sostanza mentale che ci manterrà liberi di plasmarla in ogni momento, in cui le figure sono evanescenti e ci si può vedere attraverso e percepire le sottili emozioni che non ottenebrano la mente, ma sottintendono la beatitudine sottostante.

 

Ma come fare a liberarsi di tutto questo ed a imparare a pilotare la nostra barca di pensieri e emozioni nel cosmo astrale? (nel prossimo articolo)

 

©2010 Emanuele Russo

 

 

 


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Ultimo aggiornamento (Giovedì 25 Novembre 2010 19:10)

 
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Il 29 maggio 2010 si è tenuto l'incontro L'Apertura della porta dell'Infinito.

Incontro di meditazione, consapevolezza e preparazione per i nuovi tempi.

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