Istruzioni ai naviganti astrali 1

Con questo titolo che ricorda quello di un film cult della fantascienza (Guida Galattica per Autostoppisti) ho voluto attirare l’attenzione su una realtà che tutti viviamo, ma di cui pochissimi hanno coscienza.
Intendendo per “astrale” l’insieme delle dimensioni “sottili” e per “corpi astrali” i nostri contenitori di pensieri e emozioni ai vari livelli, le barche con cui viaggiamo, siamo, in effetti, tutti dei naviganti astrali. Il corpo fisico è, in pratica, l’áncora che trattiene il corpo astrale, il porto dove essa sempre ritorna. Stiamo cioè cercando di sottolineare la grande capacità di movimento e quindi di “navigazione” che ha la parte non fisica del nostro essere in contrasto con la apparente collocazione all’interno del corpo fisico.

Non parliamo, però, in modo astratto di pensieri che vagano o divagano, ma proprio del luogo spaziale in cui si trova la nostra mente dove si muove il punto centrale della consapevolezza o fuoco dell’attenzione.

Prima dobbiamo, nondimeno, chiarirci su cosa è la “nostra” mente e differenziarla dal resto che “non è nostra”.

Gli insegnamenti più profondi ci spiegano che l’universo è sostanza mentale più o meno condensata.

Se tutto è sostanza mentale e se in ultimo siamo tutti Uno, allora io chi sono? Sono necessariamente una zona di questa sostanza mentale che si individua, o crede di essere, più o meno separata dal resto.

Abbiamo così praticamente descritto il principio dell’Ego che in pratica è, prima di ogni altra cosa, “l’idea di essere qualcosa di separato dal TUTTO”.

E dove sarà collocata questa zona chiamata Ego nell’immensità della sostanza mentale, del Tutto? Sicuramente vicino al corpo fisico, sicuramente comprendendolo e, dato che parliamo di sostanza mentale, ci aggiungeremo anche in parte la “mia” casa, la “mia” auto, la “mia” squadra, la “mia” nazione. Insomma tutto ciò che credo di essere o che sia “mio”… anche “mia” moglie ed i “miei” figli o i “miei” amici, ecc.

Insomma ciò che stiamo dicendo è che il nostro Ego è una zona della sostanza mentale centrata nel corpo, ma che si espande in varie diramazioni a comprendere cose e persone in modo più o meno deciso… e dal punto di vista degli altri, più o meno invasivo!

Questa visione ci aiuta a comprendere, per esempio, come sia possibile che persone che ci vogliono bene possano finire con il tentare di usarci, comandarci, manipolarci come fossimo di loro proprietà. Si tratta di Ego che si sono espansi a comprenderci e noi ci siamo finiti dentro così che cercano di usarci come fossimo un arto aggiuntivo… voi chiedete alla vostra mano di far qualcosa “per piacere”? Si determina così un conflitto di proprietà: è il mio Ego che comanda od il suo?

Tornando alla visione “spaziale” della mente, è chiaro che il punto focale di questa si trova in posti diversi, in momenti diversi e con intensità diversa all’interno del campo dell’Ego.

In questo momento, se siete stati attenti, una parte della vostra mente sta ancora vagando tra i ricordi che sono stati richiamati all’attenzione dal discorso dell’Ego possessivo o manipolatore, mentre un’altra parte cerca di seguire il discorso.

C’è quindi un punto centrale della nostra attenzione, una serie di punti di co-presenza e un campo della mente egoica o personale dove per la maggior parte questi si spostano.

Ma è ovvio che davanti a cose completamente nuove, la mente viene a trovarsi in uno spazio inesplorato. Normalmente accade che ci si fa dei ricordi e che quando, dopo del tempo, si reincontra lo stesso tema si tende a slittare su questi ricordi e a non avanzare più nello spazio nuovo con la spontaneità di prima con la ovvia conseguenza che si rischia di non assaporarlo, ma di rivivere il vecchio mentre si tenta di incastrarvi i nuovi dettagli fino a costruire una propria personale visione della cosa. Visione a cui peraltro ci affezioniamo proprio perché è “nostra” e la abbiamo fatta noi, ma che non ci permetterà di abbandonare con scioltezza le vecchie idee, potenzialmente errate, forse costruite in condizioni di estremo disagio emozionale, per far invece largo ad una visione nuova e fresca e che comprende la precedente, sinonimo di accrescimento.

È la sostanziale differenza tra l’esperienza sempre avventurosa e giocosa di un bimbo e quella disincantata di un adulto.

Ma cosa centra tutto questo con le “Istruzioni ai naviganti astrali”? Centra moltissimo perché se non conosciamo qual è la nostra “barca” e dove tende ad andare, potremmo mai pilotarla? Non ci troveremmo invece a girare in tondo tornando sulle strade conosciute senza andare mai nel “profondo inesplorato” che promette invece meraviglie, avventura e vera libertà?

Quando parliamo di costruzioni mentali non stiamo parlando di cose astratte, ma effettivamente di immagini mentali che nelle realtà sottili sono veri e propri mondi astrali. Quando ci troviamo lì dentro è veramente difficile non credere alla realtà di questi e veniamo inglobati anche emozionalmente nella realtà che vediamo.

Sembra complesso e difficile da capire, ma è invece molto molto semplice: la nostra mente “parla” per immagini, ricorda con le immagini, immagina il futuro. Insomma è in continua produzione di immagini. Pensate un po’ a dopodomani e prendete coscienza di avere creato uno spazio vuoto, una specie di casella, per includervi il “domani” in mezzo. Questa è una immagine e le cose che dovete fare dopodomani ne è un’altra serie.

Quando si entra in uno stato meditativo in cui la consapevolezza della mente è maggiore del normale stato di veglia, ci si rende conto proprio che la mente parla per immagini e che le parole che noi utilizziamo per descrivere cose, persone e concetti sono soltanto la descrizione di queste immagini. Ed è questa la realtà che sperimentiamo nei sogni: si tratta di una comunicazione diretta con i nostri contenuti mentali con il vero linguaggio della mente, quello delle immagini.

Ci si rende conto poi che alcune di queste immagini non sono costruite da noi, ma sono quelle di altri o di molti altri e si comprende che le cose possono complicarsi un po’. Si capisce che il modo delle “credenze”, di ciò che è giusto o sbagliato, di ciò che è vero o falso può essere soltanto la costruzione condivisa da tante persone, realizzata in migliaia di anni di apporti dei singoli e confermata e consolidata da ognuno che, accettandone la realtà, ha messo un mattoncino in più ed ha reso più solida e cristallizzata questa costruzione.

E questo avviene in ogni campo. Anche nella politica dove oggi assistiamo a come sia difficile costruire una nuova idea proprio per la difficoltà di smontare le vecchie oramai fossilizzate. Oppure nel campo spirituale-religioso, dove è ormai chiaro che se non si utilizza un linguaggio nuovo ed una visione più fresca, si finisce per “imprigionarsi” in una serie di concetti e parole che in definitiva ci distraggono e ci tengono lontani dal vero obiettivo. È un po’ come entrare in una città, prendere la cittadinanza e trovarsi a pagare tasse e bollette per solo intravedere la luce del tramonto che traspare tra i palazzi. Una città fatta dei pensieri irrigiditi di altri che ci vengono incontro e ci costringono ad impararli altrimenti ci fanno sentire ignoranti e inadeguati o stranieri disadattati, dei vucumprà che elemosinano un po’ di conoscenza e di pace e che non potranno mai arrivare a partecipare alla costruzione o al miglioramento. Cosa che è successa, per esempio, al Mons. Milingo del primo periodo.

In queste situazioni cosa accade alla nostra mente? Succede che si espande nella direzione del “credo” abbracciato, ne condivide una parte e si trova a divincolarsi tra le irremovibili costruzioni fatte dagli altri. E non parliamo di qualcosa di astratto, parliamo di immagini reali che non vediamo quando abbiamo gli occhi aperti, ma che guidano i nostri pensieri in certe direzioni e non in altre oppure ci confondono e non ci lasciano pensare liberamente. Si parla allora con frasi fatte, con le parole dell’associazione e a chi è estraneo dal gruppo sembra che parli un marziano. Chi parla sta invece seguendo Strade Piazze con i nomi dei termini utilizzati per arrivare a condurci infine al Palazzo della Verità Finale della Città della Credenza del suo credo. Ma è ovviamente soltanto una costruzione mentale che in quasi tutti i casi finisce per offuscare la vera realtà con le troppe costruzioni, offrendoci solo qualche bel tramonto all’orizzonte per allettarci.

Dovremmo invece ritornare ad una vita più vicina alla natura per goderci i paesaggi naturali, il suono del silenzio. E stiamo parlando della mente!

Fare tabula rasa di tutte queste costruzioni mentali, anche di quelle nuovissime newage che già promettono di costruire nuovi mondi di idee, credenze, regole, ecc. e che domani cercheranno di diventare una nuova Città della Credenza. Solo così possiamo tornare alla naturale, morbida, malleabile sostanza mentale che ci manterrà liberi di plasmarla in ogni momento, in cui le figure sono evanescenti e ci si può vedere attraverso e percepire le sottili emozioni che non ottenebrano la mente, ma sottintendono la beatitudine sottostante.

Ma come fare a liberarsi di tutto questo ed a imparare a pilotare la nostra barca di pensieri e emozioni nel cosmo astrale? (nel prossimo articolo)

©2010 Emanuele Russo

Intervento al convegno “Salvàti dalle Acque” del 20 novembre 2010 al Mitreo in Roma a cura di Lux Terrae e Centro Italiano Ricerche.

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