L’uomo che si cancellò il cervello

L’uomo che si cancellò il cervello

4370looking-to-the-future-person-resize– Non ce la faccio più, sono stanco. Vivere con queste contraddizioni è terribile, oramai sono arrivato al limite. Ancora un po’, a pensare, a cercare soluzioni per questa assurda situazione ed esplodo. Devo smetterla, smettere di pensare a tutto questo! Ma come faccio! Ho un cervello che funziona, credevo bene, ma ora non riesco a trovare una via di uscita. Non mi funziona bene la testa oppure il problema è troppo ampio o irrisolvibile.

Art era agli sgoccioli. La pressione era diventata troppo forte. Come cominciava a pensare alla sua vita stava male. Il problema non era l’oggi con il suo lavoro, i suoi affetti, anche le sue piccole ambizioni, ma il senso globale di tutto questo. Come metteva tutto su di una scala vitale, l’arco di una vita, perdeva tutto di significato, tutte le cose che aveva, che faceva, che amava. Che significato aveva far carriera per guadagnare quattro soldi in più che non avrebbe avuto il tempo di godersi con la famiglia perché avrebbe dovuto lavorare di più. Ma se non lo faceva la situazione al lavoro diventava insostenibile, senza senso, era come lavorare per “nulla”. E poi non avrebbe potuto dare a sua moglie ed ai suoi figli quello che non aveva avuto lui. E anche così rimaneva che la sua vita non poteva basarsi soltanto su quello che lui non aveva avuto.

– Basta, devo prendere una decisione radicale. Non si può continuare così!

E prese l’apparecchio.

Era un generatore di onde alfa. Certo non poteva emulare il pensiero umano, ma poteva generare un’onda portante che opportunamente amplificata era capace di sovrapporsi alle normali onde di pensiero in modo da farne vibrare tutte quelle che le risultassero armoniche. Le armoniche allora si moltiplicano e le vibrazioni raggiungono un livello assai doloroso.

Regolato l’apparecchio su di una portante che somigliasse alla forma d’onda dei pensieri che si riferiscono al futuro, Art si sedette sulla poltrona con gli elettrodi applicati al capo e si fece una seduta di sei ore.

Si accorse presto che era una tortura non indifferente. Non poteva fare a meno di lanciare i suoi pensieri verso il domani e subito provava una fitta di dolore lancinante mentre la testa cominciava a dolergli come se avesse un febbrone da cavallo.

Il giorno dopo ripeté l’operazione e così fece per una settimana. Poi smise.

Smise con le sedute, ma smise anche con i pensieri che lo torturavano. Ora non riusciva più a pensare che per poche ore avanti, ma aveva un buon lavoro e c’era chi pensava per il suo futuro.

E non se ne accorse nessuno. Né la moglie, né i figli, né gli amici, né i colleghi tutti peraltro già abbastanza abituati a non pensare troppo più in là del domani. Nessuno se ne accorse. Perfetto.

Aveva trionfato. Un suicidio perfetto, così perfetto che nessuno lo avrebbe mai scoperto.

© 1994. Emanuele Russo

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2 commenti

  1. chi guarda la TV si mette in uno stato di onde alpha!

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