Senso e non-senso della Vita

Caos pluridirezionale o cammino in una precisa direzione?

Se le cellule delle piante non avessero avuto tropismo verso la luce, cioè la tendenza a svilupparsi verso l’alto, non avremmo alberi, ma solo muschio. Parimenti, se il pensiero umano non va in una qualche direzione, l’uomo non si evolve. Ma, se la direzione nel mondo vegetale è semplice, univoca, lo stesso non succede per gli umani. In effetti questi ha un libero arbitrio che gli permette di scegliere dove andare di avere ideali, aspirazioni, desideri da seguire, ecc.

Per questo motivo, il non sapere che ci facciamo qui e perché è sicuramente la causa di molti malesseri e comportamenti anomali, abnormi e spesso asociali. Depressione, noia o peggio, fenomeni di sciacallaggio ed altri ancora, ne sono la diretta conseguenza.

Nel mondo occidentale, con il calare dell’interesse verso i temi religiosi e con lo scollamento tra attività quotidiana e necessità primarie, si sta perdendo quel filo conduttore che dà centratura agli esseri umani. Una volta, infatti, si lavorava per ottenere una casa, per mandare i figli a scuola, per migliorare il livello sociale, ecc. Oggi, però, in questa parte del pianeta, queste sono necessità che, per varie ragioni, vengono facilmente soddisfatte.

Ecco che allora cominciano una serie di anomalie. C’è chi, non accontentandosi del minimo che ha, davanti allo spreco e al benessere degli altri, si sente di appropriarsi senza scrupoli di ciò che ritiene debba avere, ignorando qualsiasi regola del vivere comune. E per combattere questo “male” la società è attrezzata con gli organi di polizia.

Ma c’è anche chi, non avendo nulla da raggiungere, sia perché ha già tutto ciò che gli necessita oppure perché, dopo varie battaglie perdute non crede più possa ottenere i suoi obiettivi, perde allora la voglia di vivere o vive senza senso e, dipendendo dalla configurazione interna della persona, ciò può portare a due diversi modi di affrontare la vita.

C’è il modo aggressivo esteriore, che diventa distruttivo appena il senso morale viene intaccato dalla “mancanza di senso”: se nulla ha senso… anche la morale non ha senso.
Ed allora sorgono impulsi aggressivi verso le persone e le cose che rappresentano lo standard di vita sociale. Imbrattare i muri, devastare panchine, bruciare automobili, ecc. sono le azioni di ragazzi “bene” annoiati più che dei figli degli immigrati che ancora si devono conquistare il loro posto nella società.

C’è, poi, chi non ha la capacità di esplodere all’esterno, forse anche per un senso morale che lo blocca, e la propria forza distruttiva finisce per dirigerla all’interno di se stesso causando depressione: una mancanza di voglia di vivere, che lotterà con il senso di sopravvivenza cercando di spingerlo verso il suicidio.

Riflettendoci meglio, però, quasi tutte le persone subiscono questo processo di perdita del senso della vita. Si lavora molto, ad esempio, per tanti anni ed ad un certo punto ci si ritrova a considerare di aver impiegato tempo e lavoro più per effetto dell’abitudine che non della necessità di lavorare o del piacere di farlo e ci si ritrova a non sapere perché lo facciamo ancora. Oppure si va in pensione e, tolto il lavoro che dava senso alla esistenza, ci si ritrova improvvisamente nel vuoto senza senso.

In effetti, se ci pensiamo bene, vivere non è che abbia un significato intrinseco.

Siamo noi che ci mettiamo il “significato”: mettere al mondo dei figli, inventare qualcosa che sia utile, fare qualcosa per il bene dell’umanità, costruire il più grande impero economico o politico, essere utili alla famiglia, fornire cibo, abbigliamento, ecc. agli altri, aiutare gli animali o chi è indigente, ottenere tutti i simboli di benessere possibili, lavorare per una società più giusta, riparare i torti, proteggere l’ambiente, ecc.

Soltanto che oggi il meccanismo economico in cui viviamo, ci fa pensare sempre di più al solo guadagno che al “significato” delle azioni che facciamo. Così, perdendo sempre di più il “senso”, si procede senza saper bene dove si va, in un modo dove lo spettro della depressione trova terreno fertile. E questa tendenza retroalimenta la mancanza di direzione della società intera che diviene sempre più “ripiegata su se stessa”… come un riccio morente.

Ma, per combattere questo “male” la società non è assolutamente attrezzata, anzi, una parte di essa cerca di sfruttare questi malesseri per vendere qualche prodotto in più.

Come abbiamo detto prima, però, il “significato” lo mettiamo noi. Nel migliore dei casi, troviamo dentro noi stessi un qualcosa che ci stimola, che ci affascina, che ci attira ed allora cerchiamo di raggiungerlo. Difficilmente è una “idea”, piuttosto si tratta di una “emozione” che magari può essere legata ad “idee”. È l’emozione il motore che ci muove. Ed allora, se si tratta di un sentimento forte, esso ci trascinerà verso il nostro futuro, come impulso dell’anima che dà direzione alla vita.

A volte però questo non succede o perché non abbiamo il coraggio di seguire quell’impulso che spesso è contrapposto alle aspettative della famiglia, della società oppure perché non riusciamo a percepire quella emozione per la gran confusione di sensazioni, desideri, paure, idee che viviamo. Oppure crediamo sia centrale quello che poi a giochi fatti si rivela per essere un impulso secondario, che magari è stato assorbito dalla pubblicità o dal contesto familiare e sociale. Come tante volte succede con il “romantico sogno” del matrimonio.

Si tratta, dunque, di trovare un “senso” che non sia “temporaneo”. Una motivazione che possa entusiasmare costantemente per tutta la vita o magari anche oltre. Una molla che non si scarichi alle prime vere difficoltà. Per far questo dobbiamo, però, liberarci dalla ragnatela di abitudini e di freni inibitori che si sono costruiti durante la vita per effetto delle esperienze e di una educazione più attenta a bloccare le tendenze fuorvianti che a liberare le energie vitali.

Bisogna immergersi dentro le nostre emozioni più profonde, quelle che ci toccano veramente il cuore e che ci commuovono intensamente e trovarne la radice universale che le nobilita e che ci indicherà di cosa potremmo occuparci con soddisfazione. Se le cose che faremo ci procureranno questa soddisfazione potremmo allora dirci soddisfatti della nostra vita. Viverne una diversa non ci sembrerà poi tanto interessante. E una società fatta di gente così sarà interessante da viverci.

Emanuele Russo

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