Ego

Cos’è l’Ego

L’Ego non è la coscienza. L’Ego è la formazione di pensieri che si strutturano sulla base dell’esistenza del corpo. Quando nasce un bambino è senza un Ego (a livello fisico) [esiste un Ego dell’anima ben più difficile da percepire]. Quando cerca di toccare qualcosa, cercando di comandare ai suoi nervi, muscoli, arti di muoversi, egli comincia pian piano a considerare di essere un corpo distinto dal corpo astrale che era prima.
Prima nell’astrale si muoveva con il pensiero, era facile, bastava pensare ed era già lì dove il pensiero lo portava.
[anche per questo ci tocca apprendere come concentrare il pensiero altrimenti sapete dopo la morte che corse ci faremo nell’astrale?]

Adesso, con il corpo fisico, lui deve riconoscersi in esso, altrimenti non si muove.
Dopo si riconoscerà, non solo nel corpo, ma anche nelle sue qualità: sono alto, bravo in matematica, sono un mattacchione, ecc… e incorporerà una visione del mondo molto, ma molto connessa alle sue esperienze: finirà per credere che la sua visione, dovuta alle sue esperienze (una su 5.000.000.000 e rotti) sia quella giusta e che gli altri si sbagliano, ecc…

Così che il processo di eliminazione dell’Ego significa non riconoscersi più in quello che si è, ma aprire pian piano la porta alle nuove esperienze.
All’inizio queste, quando sono eccezionali, fanno inorgoglire l’Ego, poi, di satori in satori, si supera un punto di rottura e si apre la porta all’infinito.
Per assaporare l’infinito non puoi tenerti l’Ego: semplicemente non c’entra!

Insomma è una questione di termini: qualcosa resta, ma attenti a non chiamarlo Ego!
Perché succede che se cerchi di proteggerne una parte, lui subdolamente se ne approfitta. Alla fine ti porta fuori strada, perché non ha nessuna intenzione di morire, di annullarsi.
Si deve trattarlo con attenzione!

La Bhagavad Gita, interpretata spiritualmente da Yogananda, mostra come l’Ego possa essere visto come un insieme di personaggi, alcuni buoni, altri cattivi. È ovvio che diamo la preferenza ai buoni, anche perché a capo di essi c’è il nostro principio spirituale, la nostra scintilla divina. Questa certamente non va eliminata! Anzi è proprio lei che deve rimanere!

Questo è quello che si chiama Ego ovverosia l’idea di essere separati dal resto della creazione, che costruisce tutta una struttura di pensiero tesa a soddisfarsi [egotismo] facilmente proprio a discapito degli altri [egoismo].
È un errore di percezione il credere di essere separati dal resto della creazione.

Comunque quando si dissolve l’Ego, non ci si annulla completamente. L’unica cosa che si annulla è l’Ego, cioè la coscienza della separazione, quel qualcosa che ti fa vedere come distinto dal resto, distinto dal tutto.

“Prima di allora lo spirito viveva nel divino, dove la separazione non esiste, dove sei distinto, ma anche parte integrante di tutto il corpo cosmico. È come il caso di due dita dello stesso corpo, sono distinte tra loro, ma non si individuano come distinte dal resto del corpo, non cercano una autocoscienza separata altrimenti vorrebbero andare ognuna in una direzione diversa e sarebbero crampi per il corpo (cosa che invece succede spessissimo con gli umani, nel piano materiale).
Due spiriti divini sono così, senza l’Ego che gli fa credere di essere separati, per loro non ha importanza ciò che capita a se stesso, piuttosto è l’interesse per tutto il corpo; la loro coscienza è unica, è nella testa, è in Dio.”

Puoi diventare una goccia di Dio, non Dio; una parte coscientemente integrata altutto, a Dio.

Non si tratta di estinzione dell’individualità, ma solo della coscienza della separazione. [Il dito riconosce di essere parte del corpo e smette di essere dito separato per accettare in pieno il suo ruolo nel corpo, senza tendenze egotistiche]


Cos’è la coscienza

Cerchiamo di mettere a fuoco il concetto di coscienza.
Normalmente la nostra coscienza è dentro di noi, più che altro nella testa, dietro agli occhi.
Ma se ti dai una martellata su un dito… la tua coscienza si sposta nel dito… non vedi e non senti nient’altro che il dolore… se riesci in tempo breve a ritrasferire la tua coscienza fuori dal dito il dolore si attenua notevolmente. Questo è sperimentato… e comunque chiunque può fare la prova…

Ordunque, quando normalmente la nostra coscienza è dentro al corpo, con le sue esigenze fisiche e psicologiche… la vita dell’ego… noi dimentichiamo la nostra parte spirituale così come nel dito dimentichiamo tutto per sentire solo il dolore. Nella meditazione si può spostare la coscienza sul piano spirituale ed allora tutto prenderà un’altra colorazione… le esigenze fisiche saranno menopressanti… il dolore psicologico e emotivo sarà pian piano più distante… proprio come nel caso del dito. In più (e questo è il meglio)  non essendo distratti dalla presenza del corpo, la nostra coscienza può svolazzare ovunque e vivere per un po’ dove gli pare apprendendo che non è poi tanto legata al corpo… sino a riunirsi a quella fonte divina che scopre essere poi la sua origine, ma anche l’origine di tutti gli altri… di tutta la creazione.
Per cui finché la coscienza non si riesce a distaccare dal corpo, è impossibile pensare di essere divini… lo penserebbe l’ego che si crederebbe un dio… nel senso peggiore, anche perché esiste ancora la separazione data dall’ego che si riflette nel senso di “Io c’è l’ho fatta… ecc., ecc…”

In definitiva senza una pratica meditativa in cui ci si distacca dai sensi fisici e si tranquillizzano la mente e le emozioni, assorbendosi (è la coscienza che si sposta!) nel divino, è veramente impossibile comprendere veramente tutto ciò.
La contemplazione cristiana credo che abbia queste stesse caratteristiche di assorbimento nel divino.


La Collinetta dell’Ego

Eliminare o sciogliere l’EGO vuol dire che puoi finalmente smettere di vedere le cose solo dal tuo punto di vista.
Immaginate che ognuno di noi si trovi su una collinetta diversa (il nostro Ego). Ad ognuno di noi il paesaggio appare dal nostro punto di vista. Se ho una montagna altissima a est, non vedrò mai il sorgere del sole!
Sciogliere l’ego significa poter finalmente lasciare la collinetta e spaziare in su e in giù (salire la montagna e vedere l’alba?!), in lungo e in largo, perché non sei più legato alle tue radici. Le hai trascese.
Quello che si è spostata è la coscienza.

Quando vuoi puoi ritornare su quella collinetta, ma non è più molto interessante, mentre finché è stato il tuo mondo, parlavi solo di quella….e ci si gonfiava! Ah, e quant’è bella la mia collinetta!
Così non è corretto affermare che ci si deve tenere un po’ di Ego, perché è come dire che potrei andare, ma non mi sgancio, non lascio la presa della collinetta. Così non si va lontano.

Il dualismo è la condizione normale sinché non ritorniamo al nostro stato precedente alla formazione dell’Ego. Ma quando sei arrivato là qualche volta, vedrai che la storia che il dualismo è necessario per gustare è una frottola inventata da un ego che non vuole morire!
Non bisogna dimenticarsi della beatitudine che si sente quando si è in perfetta sintonia!
Non si smettono di vedere le cose, ma è tutto più bello, più complesso, più grande, ma anche in qualche modo più semplice, più spontaneo. Il gioco non finisce là.
È solo una tappa che finisce, non tutto il gioco.

Ma del resto del gioco non se può parlare. È troppo lontano dalle nostre esperienze.
Comunque nessun maestro ha detto di suicidarci! (solo qualche pazzo)… Se hanno cercato di farci avanzare è solo perché loro hanno provato, gustato, realizzato e sono tornati a dirci: “Ehi, ma che fate ancora quà! La Vera Vita è di là! Venite!”


Un giusto atteggiamento

Provate ad immaginare un tipo che tutti i giorni fa un duro lavoro fisico.
Di solito siamo portati a pensare che debba soffrire abbastanza, specie se non è il suo ideale di lavoro.
Poi immaginate quelli che fanno body building… e pensate a come si godono il loro sudore che scorre e rivoli sui muscoli….
A noi forse potrebbe fare un po’ schifo! Ma a loro? Loro lo hanno scelto quelduro lavoro fisico.

Così se un problema ti arriva addosso e tu pensi che sia una grana da risolvere… sarà sofferenza. Ma se pensi in uno o più dei seguenti modi:
– Ah! finalmente un interessante problema da affrontare…
– Ecco un po’ di karma negativo da superare così che posso avanzare verso la luce…
– Posso risolvere questa cosa e fare un piacere ai miei amici…
in tutti questi casi il problema non è più un PROBLEMA. È qualcosa da superare con scioltezza.

Questa è l’aspirina! L’effetto lo descrivo più avanti….

Quello che penso è che noi siamo un tutt’uno. Pensate come ad un grande corpo, immenso.
Io sono una cellula del dito pollice, tu una del dito indice. Finché rimaniamo con la coscienza nelle nostre ripettive dita (la collinetta), tu potresti fare pensieri su di me del tipo:
“Hoohhooo! Guarda quello quanto è basso e grasso! Ha la faccia enorme!”.
Io potrei pensare: “Quello lì, puah! si crede chissà chi solo perchè è altissimo e tutte lo guardano”. E così via…
Ma perché tutta la mano faccia una presa, dovremmo coordinarci. Non scontrarci. Altrimenti saremo una mano spastica!

Beh, quando lasciamo la collinetta (il dito), per immergerci con la coscienza in tutto il corpo, la nostra consapevolezza cambia e diventa un piacere coordinarsi e sentire come tutto va in armonia, proprio come quello che fa body bilding ha piacere a sentire i suoi muscoli lavorare!

È anche possibile allora concepire che la contrapposizione delle parti (il dualismo) fa si che si possa fare la presa. Allora sei fuori dal dualismo perché vedi l’insieme e non il particolare. Essere nel dualismo significa avere il punto di vista ancorato alla collinetta, al dito e non vedere il tutto. È così che l’aspirina può far effetto!
Anche il bene e il male assumono conseguentemente sfumature diverse. Ma questa è un’altra storia.


Vivere il presente

L’Ego ha un brutto vizio: non sta mai nel presente! Sempre cerca di scappare o tornare da/verso un passato o futuro. E’ questa la trappola dell’Ego, la trappola che imbriglia la mente.

Riguardo la mente: ricordi e immaginazione del futuro, sono un surplus di lavoro per la mente… che spesso creano danno al punto da non farti godere del presente… perché sei troppo proiettato verso un futuro che desideri o che cerchi di evitare o stai scappando da un passato che non ti piace e che non vuoi che si riproduca o al contrario a cui aspiri ingenuamente ritornare.

Il presente è l’unica cosa che non è pensabile, ma solo vivibile… come lo pensi è già passato e non ti godi più il momento.

È questo che fa la differenza tra felicità e sofferenza. Chi riesce a viversi il presente, senza le pressioni del passato e del futuro, è senza problemisemplicee si gode la vita qualsiasi cosa fa. Viceversa se cerchi sempre di modificare ciò che vivi, non riesci a percepirne la bellezza… te la perdi… e questa tendenza, anche se raggiungi ciò a cui aspiri, ti rovinerà pure quei momenti perché dopo pochi secondi già sarai proiettato ad un altro raggiungimento futuro per l’abitudine acquisita. Una vita di questo e sarai un insoddisfatto totale. Per questo i maestri orientali invitano a godersi il presente e a non impiastricciarsi con passato e futuro.

La tendenza ad usare così la mente non ti permette di gioire completamente del presente… questo a lungo andare genera insoddisfazione e quindi ricerca di soddisfazioni che non verranno mai, proprio per quella tendenza. Non è una cosa che capita dal primo giorno della vita… ma si accumula. Dopo anni questa abitudine sarà piuttosto difficile da modificare.

Il brutto è che a lungo andare ci caschiamo tutti. Quanti sono quelli che vivono con apprensione per l’incerto domani? Quanti quelli che si affannano a fare per il domani e che non mettono attenzione alle loro cose presenti e ad es. mandano a monte una relazione, una moglie o un figlio… perché non gli hanno dedicato abbastanza tempo e attenzione?
Quanti quelli che si ammazzano di lavoro per comprarsi qualcosa che quando ce l’hanno gli da solo grattacapi o se la rubano subito?

La gente non sa bene per cosa vive. Se ci si fa questa domanda: cosa veramente voglio da questa vita che sto vivendo? Non ci si saprebbe rispondere o, come fanno i più, ci si risponderebbe superficialmente e prima o poi arriverebbero le grandi disillusioni…e le conseguenti depressioni.


Tecniche di purificazione dell’Ego

Il punto è che ci si deve conoscere profondamente. Ogni giorno avanzare nella conoscenza di noi stessi, dei nostri desideri, delle nostre paure. Capire da che cosa derivano e disinnescarli. Solo così si dissolve l’Ego. Perché la parte peggiore, la parte veramente tosta, è quella degli attaccamenti e delle paure.
Se hai paura di questo mondo, fuggi nell’altro!
Se sei attaccato al benessere e non lo trovi qui, lo cerchi nel paradiso!
E così via…

Comunque esistono delle tecniche per rafforzare questo lavoro; tecniche basate sull’energia e sulle immagini.
Partendo dalla “meditazione di purificazione”, si può successivamente visualizzare la propria struttura di pensieri, uno per uno così come risultano dalla meditazione, man mano che vengono schiarite le zone oscure, che altro non sono che nuclei disarmonici dell’Ego.

Anche in seguito ad i sogni, si può cercare di analizzarli e riconoscendo in essi i personaggi della nostra coscienza egoica, cancellarli con la luce.


Il pensiero creativo nell’iniziato (il …dopo Ego!)

Per iniziato intendiamo colui che ha cominciato a rompere le barriere dell’Ego, a superare i limiti comuni di percezione, a percepire il divino. In esso il campo mentale e quello emotivo sono molto espansi, a volte fino a scomparire e ad abbracciare il tutto. In questi casi bisogna fare molta attenzione al processo del pensiero.

Precedentemente, infatti, quando il campo mentale era limitato ad una sfera piuttosto piccola che racchiude il corpo. Il pensiero in questo caso si può dire che sia un processo piuttosto privato.

È il caso del pensiero creato nel proprio campo personale, spesso con immagini che riproducono quelle reali, comuni a tutti. Questo pensiero ha un’efficacia limitata, possiamo dire psicologica.

Nel caso dell’iniziato, avendo invece il campo mentale grandissimo o infinito, abbiamo un pensiero che si sposta su soggetti ed oggetti reali, influenzando quindi l’andamento oggettivo, il flusso degli eventi.

Diventa quindi necessario precedere all’espansione dei campi una pratica di controllo del pensiero onde non far scattare gli impulsivi e non risolti contenuti disarmonici, che nel nostro caso potrebbero scatenare eventi disastrosi.

Il controllo del pensiero

È anzitutto necessario sottolineare che con la parola controllo non s’intende un meccanismo coercitivo teso, ma una morbida attenzione al flusso dei pensieri che in ogni istante ci attraversano la mente. È necessario pertanto che il flusso dei pensieri sia già stato rallentato con le tecniche apposite.

Immaginiamo poi ogni singolo pensiero come una freccia scoccata da un arco. L’arco è la mente e la freccia è il pensiero. Un flusso di pensieri è come una serie di frecce scagliate ognuna dal punto di arrivo della precedente.

È chiaro quindi che bisogna cogliere l’attimo in cui si forma il pensiero, vale a dire quando s’incocca la freccia e si tende l’arco, perché una volta partita la freccia non la si può più fermare. È in questa fase dunque che si può fermare il pensiero evitando di lanciare atti creativi indesiderati.

Bisogna quindi percepire il momento di tensione dell’arco (la mente) necessario a scoccare la freccia (il pensiero).

È ovvio che sarà necessario fare una buona dose di pratica prima di potersi ritenere idoneo e non fare, quindi, la fine dell’enfant terrible che distrugge tutto ciò che tocca!

Questo tipo di pratica va fatta in ogni istante, in ogni momento, altrimenti quando si otterrà la possibilità di usare con vera efficacia il pensiero, potrebbero verificarsi delle catastrofi per la vita del praticante.

Rallentando il pensiero si coglie più facilmente l’attimo creativo e si deve saper scegliere se lasciarlo partire o fermarlo. L’analisi con i riferimenti all’etica spirituale è fondamentale; la pratica anche. Inoltre è possibile considerare che ogni pensiero che parte dall’ego è potenzialmente dannoso e che se ci si abitua ad usare costantemente l’intuizione divina, l’ottica dell’anima, si supera quest’ostacolo più facilmente.

È interessante notare che, quando un pensiero sgorga dall’ego, ha sempre una certa tensione di sottofondo (che in alcuni casi è quasi impercettibile) che possiamo immaginare come l’arco che viene teso dalla mano dell’ego. È proprio grazie a questa tensione che noi possiamo scoprire se un pensiero sta partendo dall’ego o se, in mancanza di essa, si tratta di un’intuizione divina o della percezione del pensiero di qualcun altro.

Analizzando i pensieri tesi è possibile acquisire pian piano una buona conoscenza del proprio ego; e viceversa. Ciò è molto utile ai fini dell’evoluzione.

Con la pratica si possono, infatti, rilassare queste tensioni basiche e avviare il processo di demolizione della struttura disarmonica dell’ego. Ovviamente, nello stesso tempo, si opererà nella ricerca dei propri archetipi spirituali che, in effetti, sono la radice sottile su cui si è fondato l’ego stesso.

Le creazioni spirituali

Una volta che il pensiero è sotto il controllo dell’anima, è possibile usarlo per produrre meravigliose creazioni in armonia con il flusso spirituale.

Ci sono due fattori importanti da considerare in questo caso: la compatibilità dell’atto creativo con l’etica spirituale e il momento adatto per la sua attuazione.

Riguardo all’etica spirituale è evidente che questa è il fattore fondamentale. Si tratta in pratica di pensare con un’ottica divina se è utile e giusto agire come si è pensato di fare. Questa è una difficoltà non indifferente perché, ad esempio, la morte e la malattia hanno un loro scopo per l’evoluzione dell’anima e quindi“non possono essere debellate senza prima consultarsi”.

Ben presto si riconosce, quindi, che bisogna stabilirsi delle regole per rispettare il volere divino. Non si può decidere tutto nell’istante che si pensa – si rischierebbe di sbagliare per la fretta. Bisogna che si sia già passati per pensieri analoghi ed aver definito quando è o non è il caso di farli. In questo modo è più facile e più immediato riconoscere la qualità del pensiero e se lasciarlo partire o no.

È dunque indispensabile rimuovere gran parte delle idee riferite alla morale comune prima di poter credere di lasciar fluire il volere divino, perché questa morale è spesso costruita con pensieri ed emozioni basati su percezioni e dualismi terreni. Basti solo pensare al dualismo fondamentale di Bene e Male i quali, all’interno di un’ottica divina, assumono valori decisamente diversi (l’ottica divina è per definizione il superamento di tutti i dualismi).

Riguardo al momento adatto per lanciare un atto di pensiero creativo, anch’esso è molto importante e solitamente si deve procedere per intuizione. Dopo, comunque, risulterà evidente il motivo anche dal punto di vista razionale. In questo caso sono molto utili pratiche d’armonizzazione con un gruppo o con il cosmo (danze dei Dervisci, Tai chi chuan, ecc.).

In sintesi, con l’intuizione spirituale, la calma mentale ed un ego piccolo, piccolo, si può governare senza grossi problemi un pensiero creativo potente, altrimenti è realmente possibile autodistruggersi o distruggere altri.

È bene, inoltre, ricordare che nulla di ciò che esiste è nato senza un atto di pensiero creativo e che il nostro compito di Figli di Dio è anche quello di continuare la creazione in armonia con il cosmo.

Al fine di liberarsi dai possibili errori o dubbi, una tecnica efficace è quella di chiedere alla divinità se è il caso, il come e il quando agire, e poi lasciare che sia essa ad agire rimanendo noi in una posizione d’osservazione, sapendo, però, che la nostra parte divina sta partecipando, con il suo piccolo ruolo, all’azione della grande armonia cosmica.


Sogni

Possiamo suddividere i sogni in due categorie di massima:
1) Sogno di rielaborazione, in chiave allegorica, dei contenuti quotidiani o della vita. Solitamente si presenta come un sogno piatto, cioè dove ti vedi dal di fuori agire nell’ambiente o dal di dentro, ma senza molta vividezza. Un po’ come guardare la televisione.

2) Sogno astrale. Tutto è molto vivido, i sensi sono efficientissimi e incredibilmente espansi. L’ambiente è vario come sono vari i mondi astrali. Si incontrano persone e qualche volta amici, ma non sempre si è sulla terra (esiste un astrale della terra leggermente modificato rispetto alla terra stessa).

Alcuni sogni, quindi, sono viaggi nel mondo astrale. Per esempio, se il sogno e molto vivido e si incontra una persona che è più giovanile di come normalmente la si ricorda (nel caso di defunti)… allora si è in astrale e il significato del sogno va visto in questa luce. Cioè essendo in una dimensione condivisa con altre anime, non tutto ciò che succede nel sogno è frutto soltanto della propria mente, ma solo alcuni passaggi…
Se così non fosse, cioè nel caso del primo tipo di sogni di integrazione dei contenuti, la prassi normale dell’analisi è di considerare che ogni personaggio saliente rappresenta una parte, un aspetto di te stesso. Quindi risulterà molto più facile comprenderne la dinamica.

Inoltre il “sapore” emotivo degli avvenimenti è utile per poter capire a quale avvenimento dello stato di veglia il sogno si riferisce.

La mente, e noi siamo più di tutto mente anche se lo dimentichiamo, non è vincolata al corpo, può muoversi a piacimento inseguendo ciò che gli interessa.
Nel sogno, quando il corpo è addormentato e i sensi sono disattivati è più facile dimenticare di essere quel corpo che si trova sul letto per identificarsi nel corpo di sogno. Allora si può andare dovunque.
Non tutti riescono ad uscire dalle proprie idee, dai limiti del proprio io, ma chi ce la fa vivrà esperienze in comune con altre anime. Infatti, dopo aver visto, ad es., un amico nel sogno, si viene inspiegabilmente attratti ad incontrarlo nella realtà materiale.
Per cui possono essere sogni premonitori o anche sogni che stanno creando le possibilità di incontrarsi.
È come quando devi vedere una persona. Prima la si pensa, poi la si chiama ed infine la si incontra. Nel sogno si fanno le prime due cose senza l’intervento della volontà cosciente.

 

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